Troupe Rai picchiata a Rancitelli: gli aggressori saranno processati

6 Febbraio 2020

Rinviati a giudizio Di Pietrantonio e suo cugino Cellini per le botte ai tre giornalisti e operatori che stavano girando un servizio al Ferro di cavallo. Anche il premier Conte stigmatizzò l’episodio

PESCARA. La data fissata dal gup per la prima udienza dibattimentale è quella dell'8 aprile. Davanti al giudice monocratico dovranno presentarsi Jhonny Di Pietrantonio e suo cugino Kevin Cellini: sono i due pescaresi (difesi dall'avvocato Roberto Serino) accusati di violenza privata e lesioni personali nei confronti dei componenti di una troupe della Rai che il 6 e l'11 febbraio 2019 tentarono di fare un servizio giornalistico al tristemente noto "Ferro di cavallo". La troupe era composta dall'inviato di Rai2 Daniele Piervincenzi, dal filmaker Sirio Timossi e dal redattore David Chierchini. Finirono tutti e tre al pronto soccorso per un'aggressione ricevuta proprio dai due imputati, uno dei quali, Di Pietrantonio, fu anche destinatario di una misura cautelare emessa dal gip di Pescara: obbligo di dimora per tutta la notte e il giorno presentazione in questura per la firma. L'altro riuscì a evitare la misura in quanto aveva il volto coperto mentre Di Pietrantonio agì, con grande spavalderia e senza alcun timore, a volto scoperto. Piervincenzi (che mesi prima era stato vittima di un'altra violenta aggressione a Ostia da parte di un componente del clan degli Spada) e i suoi colleghi stavano lavorando a una inchiesta sui clan della periferia di Pescara per la trasmissione di Rai2 "Popolo Sovrano".
Quando per girare alcune immagini entrarono in un complesso di case dell'Ater, più noto ai pescaresi come il "ferro di cavallo", considerato da tutti gli investigatori come la maggiore piazza di spaccio di sostanze stupefacenti della città, iniziarono per loro i guai. Era la seconda volta che la troupe tentava di portare a termine quelle riprese.
La prima volta era successo qualche giorno prima, il 6 febbraio, e in quella occasione tre persone avrebbero costretto la troupe ad andare via, minacciandola anche con un bastone. Ma è stato durante la seconda visita, quella dell'11 febbraio, che l'aggressione si è concretizzata anche fisicamente. «Costringevano», scrive il gup nel decreto che dispone il giudizio, «la troupe ad allontanarsi dal quartiere, con minacce consistite nell'intimazione ad allontanarsi comunicata con atteggiamento minaccioso e nell'inseguimento dei predetti soggetti, e con violenze consistite nell'aggredire fisicamente e a più riprese gli stessi, cagionando loro lesioni personali». Piervincenzi subì una ecchimosi all'occhio sinistro per un violentissimo schiaffo datogli da Di Pietrantonio e per un pugno sferratogli da Cellini; Timossi un trauma all'emicostato sinistro e alla schiena ed ecchimosi cervicali, «materialmente arrecate da Cellini, che lo gettava sul cofano di un'autovettura, gli sferrava un pugno e un calcio sulla schiena e lo afferrava al collo nel tentativo di sottrargli la telecamera»; Chierchini, un trauma contusivo al ginocchio sinistro «arrecatogli da Di Pietrantonio con una serie di calci». Le indagini della squadra mobile del dirigente Dante Cosentino ricostruirono in breve tempo fatti e responsabilità. Sulla vicenda era intervenuto il premier Giuseppe Conte: «Questo Governo», disse, «non tollera zone di illegalità. Nessuno può sentirsi al di sopra della legge».