Trovato morto nella cella frigorifera, i genitori in lacrime: «Ora vogliamo la verità per nostro figlio»

foto di Giampiero Lattanzio
Lidia e Gennaro: «Non sappiamo quando sono iniziati i problemi, ma a Termoli non era felice». Il racconto di un cliente: «Il giorno in cui è stato trovato morto era agitato, temeva di essere seguito»
PESCARA. «Nessuno potrà mai restituirci nostro figlio, ma vogliamo che sia fatta giustizia per lui». Volti segnati dal dolore, ma una forza senza misura quella mostrata da Lidia e Gennaro, genitori di Andrea Costantini, il 38enne di Penne ritrovato morto nella cella frigorifera del discount dove lavorava a Termoli. Nella città molisana l’uomo si era trasferito 11 anni fa, poco prima della nascita del figlio. Ieri mattina, in attesa di chiedere al medico legale il responso dell’autopsia, le cui risposte arriveranno più in là, madre e padre di Andrea provano a ripercorrere le tappe che hanno portato al tragico epilogo.
Da quando viveva a Termoli?
Madre e padre: «Da 11 anni. Nel 2013 lavorava ancora con noi al mercato di Campagna Amica, a Pescara, ma anche a Penne. Abbiamo un’azienda agricola, quindi ci dava una mano. Poi ha deciso di andare via, per vivere insieme con la compagna e a Termoli ha trovato lavoro».
Stava bene lì?
Madre: «Negli ultimi tempi no, anche se in realtà forse i problemi sono cominciati prima. Non sempre i figli raccontano tutto quello che accade. A volte sentivo che non era felice. Spesso diceva di essere preoccupato».
E al lavoro?
Madre: «Non so di preciso...»
Padre: «Una cliente del supermercato, nello stesso giorno in cui Andrea è stato trovato morto, ha notato la sua agitazione. Era nervoso, temeva di essere seguito da qualcuno. Questa donna ci contattò e registrai la conversazione».
Quando è stata l’ultima volta che avete trascorso del tempo con Andrea?
Padre: «Il 30 agosto scorso venne a Penne per stare un po’ a casa. Non era solo. Con lui sono venuti anche la compagna e nostro nipote. Sono stati giorni sereni. Siamo stati bene. Voglio dire, con noi, tutto nella norma. Poi non so se tra loro è successo qualcosa. È stato anche bello trascorrere del tempo con nostro nipote. Purtroppo non lo vediamo da settembre. Ci dispiace».
Madre: «Ad Andrea piaceva tornare a casa, dopotutto voleva trasferirsi. Mi diceva: Cosa faccio a Termoli?»
E poi?
Padre: «Poi è arrivata la terribile notizia. E che deve pensare un genitore? Una cosa assurda: ritrovato senza vita nella cella frigorifera. Chi lo ha trascinato lì e perché? Vogliamo solo la verità».
Madre: «Non ho mai pensato al suicidio. Mai. Qualcosa deve essere successo. Andrea era buono, un lavoratore».
E del terreno che ha detto?
Madre: «Non stava più bene in casa con la compagna. Così ha deciso di prendere quel terreno, vicino all’abitazione di Angela. In quel modo aveva anche la possibilità di non allontanarsi dal figlio. Chiediamo di sapere cosa è successo».
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