Truffa del pesce, processo sgonfio
A sei anni dagli arresti e con oltre 100 parti offese, il giudice rimanda gli atti al pm
PESCARA. Il fascicolo sulla presunta truffa del pesce - roba di 6 anni fa, che però sollevò scalpore con 7 arresti, tra cui quello dell’incensurato dipendente comunale Antonio Ciriaco, oggi 68enne, rimasto per un mese in carcere - non si guadagna neppure la dignità di un’udienza preliminare né la patente di “processo”, venendo respinto al mittente per colpa di un capo d’imputazione indeterminato, che non descrive i reati e ne indica la consumazione solo nella data finale, marzo del 2011, trascurando quella d’avvio. Il colpo d’ala processuale, in aula, è firmato dal difensore di Ciriaco, l’avvocato Luca Sarodi, che demolisce - codice alla mano - le fondamenta di un’inchiesta che contava più di cento parti offese e che indicava in Ciriaco, addetto al mercato del pesce, il ruolo, per il pm, di «indiscussa autorità» che s’impossessava di cassette di pesce di qualità da rivendere a 6 commercianti, finiti all’epoca ai domiciliari, con la complicità del titolare della ditta che gestiva il software del mercato ittico. Un raggiro da 106mila euro messo a segno, secondo l’accusa, falsificando i fogli d'asta dove registrare i dati delle vendite. Capo d’imputazione generico e assenza del tempus commissi delicti: tanto basta al gup Antonella Di Carlo per impacchettare le accuse non uguali per tutti - dall’associazione per delinquere al peculato, truffa e falso - e rispedirle al pm, che dovrà prenderà atto della “bocciatura” e riformulare il capo d’imputazione, mentre alla soglia bussa già la prescrizione. Si torna in aula l’11 gennaio, per un procedimento già sgonfio come un pallone bucato. (g.p.c.)

