Truffa del resort, contestata una banca

Imprenditore pescarese che ha perso 140mila euro chiede alla Procura di approfondire l’operato della Fideuram
PESCARA. Non si spegne l’eco della maxi truffa scoperta dalla Guardia di finanza di Varese che ha smantellato un’organizzazione criminale internazionale con ramificazioni anche a Pescara. Tra gli indagati, arrestato nei mesi scorsi, c’è infatti anche l’ex promotore finanziario pescarese di Banca Fideuram. Lui, come altri indagati, avrebbe indotto risparmiatori e investitori ad impegnare consistenti somme di denaro nel progetto immobiliare denominato “Puerto Azul”, un resort di lusso da realizzare nell’atollo di Blue Hole. Per la Finanza, però, si tratta di un progetto truffaldino finalizzato a distrarre queste somme in favore dell’organizzazione.
Tra le vittime anche un imprenditore del capoluogo adriatico che ha perso 140mila euro. Dopo aver presentato una querela a novembre nei confronti del promotore, ha inviato nei giorni scorsi alla Procura della Repubblica di Pescara una memoria integrativa per chiedere di «contestare alla Banca Fideuram le violazioni previste dal decreto legislativo 231/2001» che disciplina la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni, anche prive di personalità giuridica. Nel documento, poi, viene messa in evidenza «la violazione delle regole che disciplinano il settore bancario».
L’imprenditore ricorda che gli investimenti finiti al centro delle indagini delle Fiamme Gialle sono stati sottoscritti «all’interno dei locali Fideuram» per cui si è creata la «forte convinzione» che si trattasse di «operazioni vagliate, ratificate e approvate dallo stesso istituto bancario». Il promotore lo avrebbe addirittura convinto che l’investimento da lui effettuato (con una parte dei fidi concessi) fosse «un prodotto garantito da Banca Fideuram».
A causa del presunto raggiro la vittima ha subito «ingenti danni e perdite economiche» e, alla luce di quanto accaduto in questi mesi, l'imprenditore si trova a presupporre l'assenza di «qualsivoglia controllo da parte di Banca Fideuram spa e di quei soggetti deputati al controllo sull’operato del promotore finanziario che, con la loro condotta omissiva, hanno consentito la commissione di reati da parte dei loro sottoposti, ai danni di tanti investitori che hanno perso i propri risparmi».
La domanda che si pone e che pone la vittima alla Procura è cosa abbia fatto Fideuram per «evitare episodi del genere» e se la banca conoscesse o potesse «conoscere l'operato del promotore o se, invece, lo stesso sia stato così bravo da non destare alcun sospetto neanche da parte di chi aveva il compito all'interno delle strutture di controllo».
Richiamando la legge 231 la vittima mette in evidenza due aspetti e cioè che Fideuram «ha continuato a lucrare» sui suoi risparmi «per rientrare dei propri soldi», senza però ricevere alcuna autorizzazione dal cliente stesso creando così un danno sul suo patrimonio, «peraltro già messo in atto». Inoltre la banca avrebbe dimostrato «l'inadeguatezza» del proprio modello organizzativo, lo stesso che avrebbe permesso al promotore di mettere in atto «condotte fraudolente», essendoci una «totale assenza di controllo» da parte dell'istituto, dice sempre la vittima. Fideuram, suppone l’imprenditore, avrebbe dovuto riscontrare «la vastissima erogazione di denaro in favore di fantomatiche società estere perché le ingenti somme fuoriuscivano attraverso assegni o bonifici dai conti correnti intrattenuti nella filiale di Pescara».
Il promotore, fa notare ancora l’imprenditore, è stato «allontanato per giusta causa a marzo 2016» ma la vittima non ha «mai ricevuto notizie» sulla propria situazione economica, nonostante le richieste di spiegazioni a Banca Fideuram che, anzi, «ha preso le distanze» rispetto al problema per cui l'uomo si è sentito «lasciato solo». L'auspicio dell'imprenditore è che si dimostri «se c'è stato un effettivo e reale controllo» da parte della Banca, che avrebbe dovuto lei stessa «denunciare i fatti oggetto di indagine». Per l'imprenditore Banca Fideuram è «chiamata a rispondere dei fatti illeciti del promotore finanziario» e a «rifondere delle perdite subite e dei danni patiti». Al danno, poi, si aggiunge la beffa. Il 30 gennaio scorso il cliente ha scoperto, attraverso l’estratto conto, che la sua posizione era ancora assegnata al promotore, nonostante «la revoca avvenuta 10 mesi prima».
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