Truffa sul reddito di cittadinanza: tabaccaio faceva da “bancomat”

31 Dicembre 2021

Un commerciante si faceva pagare con la card per beni mai venduti, assicurando in cambio i contanti Intascava una provvigione del 10% a ogni operazione: denunciato con due collaboratori e 5 clienti

PESCARA. Aveva trasformato la sua tabaccheria in un bancomat per i titolari del reddito di cittadinanza. Nel suo negozio, nella zona nord di Pescara, i poveri che vivono col sussidio pubblico riuscivano a “prelevare” somme consistenti in contanti, superando di gran lunga il limite mensile di 100 euro. Per garantire questo “servizio” extra, assolutamente illegale, il tabaccaio intascava una provvigione, fino al 10%. E mentre pensava di agire indisturbato, gli uomini del gruppo di Pescara della Guardia di finanza si sono messi sulle sue tracce e su quelle dei suoi clienti. Le fiamme gialle hanno monitorato l’attività della tabaccheria, anche grazie alle telecamere, e poi hanno segnalato otto persone all’autorità giudiziaria: il tabaccaio e i suoi due collaboratori sono stati denunciati per esercizio abusivo di attività finanziaria mentre cinque furbetti del reddito di cittadinanza per truffa ai danni dello Stato.
Questo lo stratagemma attuato nel negozio, non lontano dal confine con Montesilvano. Il tabaccaio finge di vendere della merce (consentita) ai percettori del reddito di cittadinanza che si presentano con la carta prepagata (la card viene ricaricata mese per mese e può essere usata solo per comprare beni di prima necessità e servizi, affrontare delle spese, ad esempio per le utenze, e ritirare contanti agli sportelli Atm ma non più di 100 euro al mese, altrimenti salta il tracciamento del denaro, che è pubblico). Il tabaccaio si fa pagare con la card, attraverso il pos. Nel momento in cui il pagamento risulta andato a buon fine il commerciante consegna al cliente la somma equivalente in contanti trattenendo una parte per sé, una percentuale a titolo di provvigione. E il gioco è fatto, in barba alle regole. Un’operazione ripetuta chissà quante volte, considerato che in due o tre ore sono state accertate movimentazioni per diecimila euro, e proprio per rispondere a questo interrogativo l’indagine è ancora in corso. Gli accertamenti della Finanza sono solo all’inizio per quantificare il “giro” di denaro messo in piedi dal tabaccaio che “pubblicizzava” la sua attività illegale con un tariffario esposto in negozio, sul vetro del bancone. I furbetti si «avvicendavano senza sosta», spiega il colonnello Antonio Caputo, comandante provinciale delle Fiamme Gialle, sottolineando che «questa forma illecita di cash dispenser permetteva di aggirare le limitazioni imposte dalla legge all’utilizzo delle card. Lo sviluppo delle indagini», prosegue, «potrebbe far emergere un inquietante sistema di frode ai danni dello Stato, ideato e realizzato in contesti criminali locali».
Il lavoro prosegue, per «scandagliare tutte le operazioni» compiute con queste modalità, in modo da identificare altre prestazioni abusive del commerciante e tutti i clienti che facevano i furbi. Con i soldi pubblici.
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