Truffata da falso finanziere anziana derubata degli ori

La donna fermata in via del Circuito da una coppia con la scusa di una donazione I responsabili arrestati dalla polizia a Spoltore, ma il giudice li rimette in libertà
PESCARA. Per più di due ore è stata in balìa dei due truffatori, talmente bravi e convincenti da indurre la donna, una pensionata di 82 anni perfettamente lucida, a seguirli in macchina e ad accompagnarli in giro per la città alla ricerca di una casa farmaceutica a cui lasciare 250mila euro in beneficenza. Alla fine, però, è stata solo lei a fare beneficenza, ma alla coppia a cui ha dato, convinta di contribuire all’azione benefica, l’anello di brillanti in oro bianco, dono del marito morto quattro anni fa, e un brillante a ciondolo.
È stato poco dopo, quando i due l’hanno abbandonata per strada dopo averla mandata a comprare una marca da bollo da 1,60 euro ormai fuori mercato, che la signora si è resa conto del raggiro e ha chiamato il 113 fornendo ai poliziotti della squadra Volante diretta da Dante Cosentino particolari decisivi per il loro arresto. In particolare, sono stati gli investigatori della sezione Antirapina della Mobile diretti dal sostituto commissario Mauro Sablone, che con la coppia avevano avuto a che fare già qualche mese fa con una truffa identica ai danni di una suora, che sono andati a controllarli nella loro abitazione in contrada Torretta, a Spoltore, trovando la conferma ai loro sospetti. Massimo Dalla Porta, 50 anni sardo di origine ma da tempo nel Pescarese e la compagna lituana Marina Aleksandrovic, 34, stavano mangiando quando si sono trovati di fronte al sovrintendente Americo Verì e all’assistente capo Marco Faieta ammettendo a quel punto le loro responsabilità e tirando fuori i gioielli ottenuti poco prima grazie alla storiella, semplice ma ben costruita, con cui avevano raggirato l’anziana. La seconda truffa, nel giro di pochi giorni, dopo l’80enne derubato di 4mila euro da 4 falsi poliziotti.
Secondo quanto riferito dalla signora, intorno alle 13 di venerdì la giovane straniera, poi riconosciuta nella Aleksandrovic, la ferma in via del Circuito chiedendole di un’azienda farmaceutica. Lei, dice la ragazza, è la nipote del titolare dell’azienda e per conto dello zio deve donare a un medico che lavora lì 250mila euro da dare in beneficenza. La signora dice di non saperlo, ma subito si inserisce Dalla Porta il quale si presenta come finanziere e dice alla ragazza di poterla aiutare. Ma c’è un problema: sua moglie è molto gelosa e dunque, dice lui, sarebbe meglio che alle ricerche in macchina si unisse anche la pensionata che inspiegabilmente, a detta poi dei figli che ben ne conoscono caratteristiche e lucidità, accetta. In macchina per circa due ore i due portano in giro l’anziana alla ricerca della fantomatica ditta fino a quando Dalla Porta, dicendo di essere il figlio di un chirurgo dell’ospedale, finge il tentativo di proporre la cifra all’ospedale con una finta telefonata al padre. Ma, racconta poi a telefono spento, serve una cauzione del 10 per cento, 25mila euro offrendosi di andare a ritirarli in banca. La messinscena va avanti, lui va in banca e quando risale in auto dice costernato che gli hanno dato solo 16mila euro. «Mica ha novemila euro per la differenza?», chiede alla pensionata. Lei dice di no, che può fare un assegno, loro non accettano, meglio i gioielli che ha addosso. Lei accetta, glieli consegna e va a comprare la marca da bollo che gli indicano i due. Ma quando esce dalla tabaccheria non c’è più nessuno. Umiliata e tradita raggiunge la sua macchia, torna a casa e chiama il 113.
Ieri mattina, assistiti dall’avvocato Marco Ciccocioppo davanti al giudice Francesco Marino i due, ai domiciliari per truffa, ammettono le loro responsabilità dicendo di averlo fatto per bisogno, e tornano a casa. Liberi. Il giudice ha concesso i termini a difesa, processo il 9 luglio.
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