Truffava coppia di pensionati, a processo

19 Luglio 2018

Rinvio a giudizio per Di Felice, il pescarese smascherato dalle Iene per aver raggirato Nadia e Bartolo

PESCARA. È arrivata la richiesta di processo per Carmine Di Felice, il 35enne pescarese che avrebbe raggirato e spillato soldi alla coppia di pensionati Nadia e Bartolo, la cui storia finì alla ribalta nazionale grazie ad un servizio di Giulio Golia delle Iene. Il pubblico ministero Andrea Papalia ha infatti presentato la richiesta di rinvio a giudizio per il 35enne.
L’imputato, davanti al gup Elio Bongrazio dovrà difendersi dalle accuse di circonvenzione di persone incapaci e di millantato credito. Una brutta vicenda che - se dovesse essere confermata da un eventuale processo - è ancor più odiosa perché Di Felice avrebbe approfittato di due anziani semplici e ingenui, che arrivano a fine mese grazie ad una modesta pensione di invalidità. Nadia e Bartolo, che nel procedimento a carico del 35enne sono assistiti dagli avvocati Giovanni Mangia e Sabrina Di Liso, sono conosciuti in città. Si vedono spesso girare sugli autobus, carichi di pacchi e pacchetti, vittime probabilmente di accaparramento compulsivo. Passano il loro tempo insieme e si aiutano in tutto. Venti anni fa sono rimasti soli perché il tribunale tolse loro le due figlie. Le ragazze solo per un caso sono riuscite a rintracciarli e, dopo aver scoperto il raggiro, hanno chiesto l'intervento della trasmissione televisiva “Le Iene”. Di Felice, con la scusa di far avere un lavoro a Bartolo, si sarebbe fatto consegnare i soldi della pensione che la coppia andava a prendere alle poste ogni mese. Il 2 febbraio scorso, oltre alle Iene, è intervenuta “in diretta” la squadra mobile di Pescara in borghese, che ha trovato addosso a Di Felice la pensione di 1.100 euro ritirata poco prima dalla coppia pescarese. In particolare, il 35enne è accusato di aver «abusato delle condizioni di infermità e dello stato di deficienza psichica della coppia», inducendola a «consegnargli in diverse occasioni, generalmente con cadenza mensile pressoché in corrispondenza temporale con la riscossione della pensione, somme di denaro contante prelevate dai loro libretti postali».
Tutto questo, «anche facendo loro credere pretestuosamente e falsamente trattarsi di somme dovute a titolo di compenso per sue asserite attività finalizzate al conseguimento di un posto di lavoro per Bartolo». L'imputato faceva credere a Nadia e Bartolo di essere in contatto con il sindaco e il vice sindaco di Pescara per una proposta di lavoro. Di qui l’accusa di millantato credito: «Avrebbe esibito alla coppia una falsa dichiarazione di impegno del vice sindaco di Pescara per l’avviamento al lavoro di Bartolo, dichiarazione manoscritta e recante la falsa firma del vice sindaco».
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