Trulli contro Liuzzi, sfida della movida

I piloti pescaresi di Formula 1 diventano imprenditori del mare e si fanno concorrenza tra cene di pesce e feste fino all’alba
PESCARA. «Quando il cliente ordina un piatto di spaghetti allo scoglio, da noi deve aspettare quasi un quarto d’ora: è il tempo di cottura degli spaghetti, noi prepariamo tutto al momento. Del resto, Jarno ci dice che la qualità deve essere la nostra parola d’ordine». Jarno che predica la «qualità» è proprio Jarno Trulli, l’ex pilota di Formula 1 che, nella sua seconda vita lontano dai circuiti, è diventato anche un imprenditore del mare oltre che produttore di vini: Trulli è il titolare dello stabilimento Tahiti, a un passo dall’attività di un altro pilota, Penelope a Mare di Tonio Liuzzi. A gestire lo stabilimento di Trulli è lo zio, Giampiero Di Benedetto: domenica scorsa, al Tahiti c’è stata una festa organizzata da Lucio Cavuti, manager di Trulli, con il pilota a tavola insieme agli amici. Dietro al bancone, c’è anche il casco di Trulli ai tempi della Toyota, quasi un portafortuna. «Noi concorrenti di Liuzzi? Siamo amici e ci frequentiamo spesso: a volte capita che andiamo noi da loro per un drink oppure che vengano loro da noi a stuzzicare qualcosa. Il mio detto», ride Di Benedetto, «è che il sole, ogni mattina, sorge per tutti, poi, ognuno deve saperlo sfruttare».
Di Benedetto parla delle specialità del Tahiti: «In generale, la ristorazione è in calo ma, dopo un viaggio a Miami, ho scoperto un nuovo modo di mangiare, il cosiddetto piatto unico: è la nostra novità che permette di mangiare qualcosa di veloce, ma gustoso, con meno di 15 euro. Noi non facciamo il servizio di tavola calda: i nostri piatti sono cucinati al momento. Anche Jarno, con tutto quello che vede durante i suoi viaggi, ci spinge a fare sempre meglio. La ristorazione tradizionale sta cambiando: di giorno si opta per un pranzo veloce mentre, di sera, la cena può essere di classe».
Ma al Tahiti l’anima della ristorazione ricercata convive con quella della discoteca per i ragazzi (Beach One): «Sono due situazioni differenti che possono convivere. E i risultati ci danno ragione», dice Di Benedetto, «il nostro sabato sera è dedicato ai giovani. La festa comincia molto tardi, dall’una in poi, quando ormai la sala del ristorante è vuota. In discoteca abbiamo un segmento tra 18 e 25 anni, ma magari a ballare vengono anche quei quarantenni ancora appassionati di musica house, quelli che vent’anni fa ascoltavano Ralf e Claudio Di Rocco». Il direttore artistico del Beach One è Giovanni Perna, uno che di house se ne intende. In programma, oltre ai party del sabato, ci sono anche due feste in spiaggia: il 13 luglio, una maratona dalle 18 alle 2 di notte con i deejay Massimino Lippoli, Claudio Di Rocco, Dino Serafini, Luca Colombo, Ricky Montanari e Flavio Vecchi – «Sono gli italiani che hanno fatto la storia dell’house old school», dice Perna –, e il 10 agosto con Dave Morales: «Un mostro sacro», secondo Perna e Di Benedetto.
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