Tucci: così ho creato il turismo a Pescara

24 Giugno 2018

Il fondatore della Silvanella e le serate con Raffa, Vanoni e Pravo 

PESCARA. Amava ballare il rock and roll, il giovane Amerigo Tucci, l’uomo che ha «inventato» il turismo vippaiolo degli Anni Sessanta, Settanta, Ottanta e Novanta, lungo la costa adriatica . Il suo impero, dalle disco dance La Silvanella e Il Niagara allo stabilimento Il Moro-Pinalba, nacque dopo una partita a briscola nel 1963 e dopo aver consumato verdicchio e toast con gli amici di sempre. I suoi locali alla moda e di tendenza, in quegli anni, hanno fatto la storia economica e turistica di Pescara e di tutto il litorale abruzzese.
Amerigo Tucci, classe 1933 (1° aprile), pescarese, originario del quartiere San Donato di Ortona, è il padre di Pierluigi ed Ezio, 53 e 48 anni, titolari del lido Pinalba-Il Moro, lungo il litorale nord. È sposato con Edda Alessandrelli, la compagna di una vita «senza la quale non avrei potuto fare nulla». I suoi genitori erano Luigi, emigrato in Argentina con la passione dei vigneti e Maria Ascolano. Otto fratelli: Umberto, Gabriele (deceduto), Giovanni, Amedeo, Alfredo, Vittorio, Gilda e Carmelina, alcuni soci in affari. Una nipote adorata, Allegra, 18 anni e tanta passione per la danza, «come me».
Nei locali di Tucci sono passati (e ripassati) tanti nomi famosi: Raffaella Carrà, Patty Pravo, Minnie Minoprio, Johnny Dorelli, Ornella Vanoni, Peppino Di Capri, i Camaleonti, Renato Rascel, Iva Zanicchi, i Pooh, Juliette Greco, i Santo e Johnny, le gemelle Alice ed Ellen Kessler, Milva, Mino Reitano, Manuela Arcuri, Alba Parietti e tanti altri. Artisti che l’ambizioso Amerigo strappava ad altre due piazze famose: la Capannina di Viareggio e il Paradiso di Rimini. Tra i frequentatori abruzzesi, i politici Remo Gaspari e Lorenzo Natali. Al Moro, oggi, due palme sono prenotate a nome di Fabio Grosso e Massimo Oddo. Ma ogni tanto si fanno vedere anche Marco Verratti, Ciro Immobile e Lorenzo Insigne.
Come iniziò questa straordinaria avventura?
Avevo 30 anni, gestivo una pompa di benzina a Silvi Marina. Mi piaceva scatenarmi sulle piste da ballo. Un giorno durante una passeggiata scorsi un edificio abbandonato in via dei Colli. Intorno c’erano campi di grano, che in seguito diventarono parcheggi. Tornai a casa e chiesi ai miei amici di gioco, il giornalista Lamberto De Carolis, il professor Totaro, il professor Iuvenale e il dottor Lalli, di chi fosse quel casolare abbandonato su 2omila metri quadri di terreno. Mi risposero: della duchessa di Valignani. Andai a trattare con la nobildonna e feci il baciamano e l’inchino. Inizialmente fu irremovibile: non vendo. Ma poi ci ripensò quando seppe che eravamo compaesani. Chiudemmo il contratto per 180mila lire l’anno, quando un operaio ne guadagnava 10mila al mese. La mia intenzione era aprire un ristorante.
Poi cambiò idea.
Si, il ballo era la mia passione. Ristrutturai l’edificio e chiamai il locale Silvanella, da Silvi e Silvi bella. Temetti di rimanere senza clienti il giorno dell’inaugurazione, estate 1965, così mandai 5000 inviti in tutta la regione con i nomi presi a caso dall’elenco telefonico. Per la serata invitai il complesso pescarese Gli Angeli. Si presentò una folla immensa che mi distrusse il giardino. Panini, frutta e bevande quasi non bastarono per tutti. Gli Angeli suonarono con strumenti scassati, ma ebbero successo. Così proposi loro di ricomprare tutta l’attrezzatura che avrei scalato dagli stipendi .Accettarono e fecero tanti spettacoli.
Piano piano arrivarono i vip da tutta Italia.
Il locale stava diventando famoso, grazie anche a Mogol che veniva in vacanza a Silvi. Alla Silvanella il biglietto d’ingresso costava 10mila lire. La gente, da tutta Italia, prenotava un tavolo inviando un vaglia. Raffaella Carrà fu una delle prime artiste a esibirsi. Era brillante e simpatica, degustava pesce e chiacchierava col pubblico. La Vanoni mi ridiede indietro l’assegno perché non riuscì a esibirsi, prima per un malore e poi per la pioggia. Ad Ascoli andai a prendere Minnie Minoprio. Portai Pierluigi con me, ci scambiarono per marito e figlio della star, il gossip impazzò. Mio figlio, da adolescente, era il portatore di fiori alle star, una foto lo ritrae con Patty Pravo, che aveva un bel caratterino.
All’epoca, come oggi, c’erano problemi con i decibel spaccatimpani?
Altrochè. Ma io, con i miei fratelli, risolsi il problema insonorizzando il locale con una mega botte di rovere da 500 litri. Nel tempo, quella parete di legno divenne il nostro marchio.
La Silvanella, chiusa 10 anni fa, era diventato il centro del divertimento di tutta Italia. Tra Silvi e Pescara, bar, ristoranti e alberghi erano strapieni quando eravamo aperti. Poi iniziò la concorrenza degli stabilimenti balneari. Acquistammo il lido attuale 42 anni fa. All’epoca qui intorno era tutta spiaggia, qualche casotto, un camping per disabili e pochi ombrelloni. I servizi non erano organizzati come oggi. I clienti si portavano da casa le teglie di lasagne sotto l’ombrellone e ci invitavano a mangiare con loro. Una volta giravano più soldi. La gente spendeva molto per le bottiglie. Oggi vanno di moda il bicchiere di vino e la pizza. La prima piscina della città, fu la nostra. Nel 1983 aprimmo il Niagara, ex Enterprise. La gente impazziva per quelle cascate d’acqua sulle pareti, riempivamo la sala con 4500 persone.
Com’era Pescara a quel tempo? Quali altri locali erano di moda?
Si andava a ballare al Florida park oppure all’Eden, sulla passeggiata Orientale a Ortona. E poi c’erano tante feste in casa. Ma per stringere tra le braccia una donna bisognava chiedere il permesso alle madri che accompagnavano le ragazze al ballo.
Il momento più difficile della sua vita?
Una brutta malattia, 26 anni fa. I medici mi diedero per spacciato, mi restavano due mesi di vita. Mi salvò il mio grande amico che non c’è più, Domenico Allegrino, ex sindaco di Pescara. Allegrino prese contatti con un ospedale di Milano dove mi ricoverai, mi mandarono a Berlino per il trapianto. Sono vivo grazie a Domenico. Insieme fondammo una associazione di malati, ci aiutavamo l’un con l’altro.
A chi altri deve dire grazie?
A mia moglie Edda, che mi ha sempre accompagnato e sostenuto. Ci vogliamo bene come il primo giorno. Insieme abbiamo fatto tanti sacrifici, ma abbiamo avuto anche tante soddisfazioni. E ai miei figli, Pierluigi ed Ezio. Sono orgoglioso di loro e sorpreso di come stanno portando avanti tutto quello che ho creato. Sono davvero bravi.
Un messaggio ai colleghi balneatori?
Se tutti lavorano, non ci sarà mai concorrenza sleale.
Che città è Pescara?
Una città moderna, abbiamo una riviera che non ha nulla da invidiare a Rimini o ad altre città sul mare. E poi, le ragazze pescaresi sono bellissime.