Turismo, il prodotto c’è «Manca la promozione»

Studio degli atenei d’Annunzio e George Washington sulle potenzialità regionali Punti di forza: la complessità del territorio. Gli Usa il mercato su cui puntare
CHIETI. Il prodotto turistico c’è, ma sul piano della valorizzazione e promozione bisogna ancora lavorare molto. È quanto dicono i ricercatori del master della George Washington University arrivati in Abruzzo per studiare il nostro modo di fare turismo, individuandone i punti deboli e quelli di forza. Il master è stato attivato insieme all’università d’Annunzio, in collaborazione con Regione, Legambiente e i quattro parchi visitati, quello nazionale d’Abruzzo, quello del Gran Sasso, quello della Majella e il parco marino Torre del Cerrano. Per due settimana i 14 ricercatori americani, insieme a 3 della d’Annunzio, hanno passato al setaccio l’offerta turistica regionale, visitando 24 siti, conducendo 67 interviste e 7 incontri. L’ultimo venerdì nella sede teatina della d’Annunzio per presentare le conclusioni della ricerca. Erano presenti il rettore, Sergio Caputi, i direttori di dipartimento Fabrizio Fornari e Michelina Venditti e il delegato del rettore per l’internazionalizzazione, Maurizio Bertollo. I lavori sono stati introdotti dalle docenti Mara Maretti, della d’Annunzio, e Seleni Matus della George Washington, e le conclusioni sono state tratte dai docenti Gianluca Antonucci e Guido Capanna.
La fotografia scattata dallo studio italo-americano mostra un turismo formato per l’86% da italiani. Il 14% che viene dall’estero arriva da Germania, Svizzera, Francia, Usa, Inghilterra, Belgio, Olanda, Polonia, Repubblica Ceca e Austria. Il turismo estivo fa la parte da leone, quello invernale e primaverile incide per il 20% del totale.
«Lo studio», spiega la Maretti, «ha messo in evidenza uno scollamento tra le politiche regionali e gli obiettivi dei piccoli operatori dei parchi: se la Regione punta soprattutto al target tedesco per attrarre nuove presenze, sul territorio si guarda invece al turismo americano. Il consiglio che emerge da questa ricerca è proprio quello di individuare con certezza un target univoco e su questo costruire un modello di marketing più centrato». Secondo il risultato della ricerca è proprio il turismo americano a rappresentare una risorsa per l’Abruzzo: dal 2016 al 2018 è cresciuto dell’8% e la spesa media del turista Usa risulta più alta. «La ricchezza e l’autenticità del prodotto turistico regionale è sicuramente tra i punti di forza rilevata dallo studio», conclude la Maretti, «mentre i punti deboli sono la difficoltà di fare aggregazione, la mancanza di continuità e visione a lungo termine e di abilità comunicative e linguistiche e, infine, la stagionalizzazione delle presenze».
GLI ARTIGIANI. E anche gli artigiani con “Percorsi accoglienti”, si candidano a divenire attrattori di flussi turistici. Questo l’orientamento emerso ieri, nel corso dell’assemblea di Confartigianato Chieti L’Aquila alla quale ha partecipato, tra gli altri, Giancarlo Dall’Ara, uno dei massimi esperti di marketing del turismo e fondatore degli Alberghi Diffusi. Dopo i saluti del presidente Francesco Angelozzi, ci sono stati gli interventi del responsabile agevolazioni Artigiancassa, Daniele Sciarrini, della presidente di ConfArte, Mariapaola Lupo, dell’assessore regionale Mauro Febbo, e del sottosegretario di Stato Gianluca Vacca. I lavori sono stati moderati dal direttore di Confartigianato Chieti L’Aquila, Daniele Giangiulli. «Percorsi Accoglienti», ha detto Dall’Ara, «non è il solito progetto turistico. Non riguarda i turisti, ma riguarda in primis i residenti. La chiave di volta della progettualità turistica è coinvolgere i cittadini. Gli artigiani devono uscire dalle loro attività per recuperare il ruolo che storicamente hanno avuto. Loro sono l’identità italiana, come i centri storici o i piccoli musei».
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