Tute blu abruzzesi: difendiamo il lavoro

11 Luglio 2023

Da San Salvo a Sulmona e Teramo, alta l’adesione allo sciopero dei metalmeccanici. Denso, timori per 170. Il caso Marelli

Le tute blu abruzzesi in piazza: «Difendiamo il lavoro». Alta adesione in tutta la regione alla mobilitazione nazionale unitaria. Denso 72%; Pierburg 90%; Ma 89%; Isringhausen 85%; Baomarc 70% Hydro Alluminio 83%; Stellantis Europe Atessa 45%; Honda 15%; Tiberina Sangro 60%. Secondo i primi dati, l’automotive della provincia di Chieti, e in maggioranza le fabbriche della componentistica per i furgoni commerciali leggeri a marchio Stellantis, hanno risposto in modo massiccio alla chiamata allo sciopero nazionale dei metalmeccanici indetto da Fim, Fiom e Uilm. «Il grido d’allarme parte dalle difficoltà nel settore, in particolare alla Denso di San Salvo dove 170 lavoratori si trovano in cassa integrazione e gli ammortizzatori sociali scadranno a fine anno», ha dichiarato il coordinatore di Uilm Abruzzo, Nicola Manzi. «Chiediamo al governo e alle istituzioni locali il massimo impegno per prevedere ammortizzatori sociali di lunga durata che accompagnino il processo della transizione ecologica che avrà effetti importanti nella filiera auto. Tanti i presìdi e i sit-in, tra cui quello davanti alla sede del Comune di San Salvo che ha visto la partecipazione di tantissimi lavoratori e la positiva risposta delle istituzioni, incontrando una delegazione e rendendosi disponibile per risolvere queste difficoltà». «La centralità del lavoro, il rilancio industriale, la risoluzione di crisi annose, progetti e investimenti credibili per affrontare la transizione ecologica: il governo deve agire o la mobilitazione continua», è intervenuto il segretario generale Uilm, Rocco Palombella.
qui SULMONA
Più attenzione per Magneti Marelli e subito un tavolo per l’automotive con l’obiettivo di tutelare i posti di lavoro. Queste le richieste lanciate dal presidio dei lavoratori nell’area antistante lo stabilimento di Sulmona. Allo sciopero ha aderito circa l’80% dei 500 dipendenti del sito – che produce sospensioni per l’automotive – distribuiti sui vari turni (mattina, pomeriggio, sera). Davanti ai cancelli della fabbrica al fianco degli operai sono arrivati Roberto Benaglia, segretario generale Fim; Simone Marinelli, coordinatore nazionale Fiom per l’automotive; Giampaolo Biondi (Fim-Cisl); Elvira De Sanctis (Fiom-Cgil) e Michele Paliani (Uilm-Uil) e poi il senatore Michele Fina; la senatrice Gabriella Di Girolamo; i consiglieri regionali Marianna Scoccia e Pierpaolo Pietrucci e i sindaci di Sulmona Gianfranco Di Piero, e Pratola Peligna, Antonella Di Nino. Si è parlato della necessità di avviare subito un confronto regionale e poi nazionale che tenga conto principalmente degli esuberi annunciati dall’azienda e trovi soluzioni per evitarli. «Dobbiamo aprire subito un tavolo istituzionale a livello nazionale», hanno spiegato i rappresentanti delle parti sociali, «vanno chiarite le singole specificità e le visioni di mercato. La Regione deve rivedere le priorità. Non può pensare solo al turismo». Anche gli operai, che hanno avuto già modo di esprimere preoccupazione per i 135 esuberi annunciati per il 2024, hanno ribadito che «bisogna attivarsi altrimenti chiude la città».
qui teramo
La transizione ecologica come rischio più che come opportunità: è la preoccupazione che ha spinto i metalmeccanici teramani, compresi molti precari del settore, ad aderire allo sciopero e a prendere parte al sit-in che si è svolto dinanzi alla prefettura. Dai sindacati si leva a gran voce la necessità di attivare politiche industriali capaci di stare al passo con la transizione ecologica e a livello provinciale a ciò si aggiungono richieste precise alla politica e alle istituzioni. Richieste che Natascia Innamorati della Fiom-Cgil; Marco Boccanera della Fim-Cisl e Monica Di Cola della Uilm-Uil hanno ieri stesso avanzato al prefetto Fabrizio Stelo e al capo di gabinetto Luana Strippoli nel corso di un incontro. I segretari delle sigle sindacali hanno rappresentato il rischio che il settore, che conta circa 8.500 addetti, corre in provincia se non ci organizza per tempo a gestire la transizione ecologica: «Il 20% dei posti di lavoro potrebbe andare perso e i più penalizzati saranno i precari», spiegano i sindacati che hanno chiesto al prefetto un osservatorio provinciale permanente sul settore con istituzioni e Confindustria, e la possibilità di attivare in via preventiva l’area di crisi complessa per il Teramano per preparare il territorio, e in particolare i lavoratori tramite la formazione, ai cambiamenti in arrivo. Dalla prefettura è giunta la disponibilità a collaborare e a inviare un documento al ministero. I sindacati hanno espresso soddisfazione sia per l’adesione allo sciopero, oltre il 60%, che per l’apertura da parte del prefetto alle istanze.
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