Ubi, 120mila clienti a un anno dalla fusione

La banca a febbraio 2018 ha incorporato l’ex Carichieti. Il direttore Gabrielli: «Abruzzo in ripresa»
CHIETI. A un anno dall’incorporazione di Banca Teatina, nata dalle ceneri della Carichieti, Ubi Banca traccia un bilancio più che positivo. «Per numero di sportelli siamo fra le principali banche in Abruzzo, la prima a Chieti e in provincia, cuore della ex Carichieti», ha detto Roberto Gabrielli, responsabile della macro area Marche e Abruzzo. I dati sono di tutto rispetto: Ubi gestisce in Abruzzo una ricchezza depositata e di crediti concessi a famiglie e imprese di 3,7 miliardi di euro.
A UN ANNO DALLA FUSIONE. Era il 22 febbraio dell’anno scorso quando Ubi (Unione di banche italiane) ha annunciato l’avvenuta fusione “per incorporazione” della ex Carichieti, l’ultima cassa di risparmio abruzzese con i suoi 150 anni di storia. Diversi i dubbi pre-fusione, tutti fugati nel corso del primo anno di fusione: clienti rassicurati, posti di lavoro preservati e presenza sul territorio conservata, al netto di qualche necessaria chiusura di filiale, dovuta alla sovrapposizione, visto che Ubi ha incorporato anche le ex Banca Marche e Banca Etruria. Attualmente l’istituto di credito ha in regione 61 filiali, oltre a due centri dedicati alle aziende con fatturato superiore ai 10 milioni di fatturato. I due centri, uno a Chieti e uno a Pescara, si dedicano alle circa 500 imprese abruzzesi che superano i 10 milioni di fatturato. L’istituto di credito sta anche mandando avanti un piano per la ristrutturazione delle filiali.
IL MANAGER. A governare il cambiamento è arrivato Gabrielli, 48 anni, al vertice di Ubi Marche e Abruzzo dallo scorso primo dicembre in sostituzione di Nunzio Tatarglia. Originario di Roma, Gabrielli era responsabile della direzione di Roma centro. Figlio di un carabiniere, unisce alla competenza tecnica saldi valori: «Vogliamo essere una banca vicina al territorio», assicura, «cercando di venire incontro alle tante necessità».
TREND IN CRESCITA. Con una base di 120mila clienti in Abruzzo, Ubi ha erogato nuova finanza, tra mutui e prestiti, per 166 milioni di euro, 95 dei quali destinati alle imprese, 71 alle famiglie. E la tendenza è in crescita: nei primi due mesi e mezzo del 2019 sono stati erogati 44 milioni di euro, vale a dire il 5% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
IL CUORE È A CHIETI. Nell’edificio di via Colonnetta, a Chieti Scalo, ora non c’è più la direzione centrale di una banca (com’era ai tempi di Carichieti), ma nessuno dei 200 dipendenti dell’epoca pre-fusione è stato trasferito in altre regioni e, tantomeno, ha perso il posto di lavoro. Questo grazie al fatto che non solo Chieti ospita la Direzione territoriale, il centro impresa per le aziende e la nuova filiale, ma ha ottenuto anche la sede di alcuni servizi nazionali, diventando, ad esempio, uno dei principali poli del gruppo per l’on line. «E’ stata nostra cura», ha detto Gabrielli, «non solo quella di garantire con la fusione il posto di lavoro a tutti, ma anche il luogo, evitando gli spostamenti». Per il quarto anno consecutivo, sottolinea inoltre il manager, «Ubi ha vinto il premio Top Employer per l’eccellenza nella gestione personale. Assicuriamo, infatti, ai nostri dipendenti flessibilità e sostenibilità nel posto di lavoro».
ECONOMIA IN RIPRESA. Dall’osservatorio privilegiato della banca i dati sull’economia abruzzese non sono negativi. «In generale, nel 2018, secondo i nostri dati, abbiamo assistito a una ripresa dell’industria», dice Gabrielli, «a una crescita del fatturato, grazie alla domanda interna e soprattutto a quella esterna. Anche l’aeroporto ha fatto segnare un aumento, anche se solo dello 0,4%, di passeggeri. Segnali di miglioramento ci sono pure in edilizia, sebbene il fatturato sia ancora più basso della soglia pre-crisi. Per quanto riguarda l’export, il primo semestre 2018 ha fatto registrare beni esportati per 4 miliardi e mezzo di euro, mentre sono stati di 2,1 miliardi i beni importati. Sebbene l’export sia in rallentamento rispetto al 2017, in Abruzzo è comunque superiore a quella italiana. Il 50% di ciò che viene esportato è costituito da mezzi di trasporto. Il settore dell’automotive, dunque, soprattutto quello della Val di Sangro, si conferma trainante». Il 75% di ciò che si esporta va verso Francia, Germania e Spagna. «L’Abruzzo», conclude il direttore, «non esposta nei paesi emergenti, come ad esempio la Cina. E da questo punto di vista la nostra banca può essere di sostegno alle imprese, perché abbiamo un servizio ad hoc e uffici di rappresentanza a Casablanca, Dubai, Hong Kong, New York, San Paolo, Shanghai, Mosca, Mumbai e Vienna».

