Uccide la moglie e si getta nel fiume

Pensionato di 89 anni ammazza a martellate la compagna di una vita e la fa finita Lei era malata, lui lascia 1.600 euro e un biglietto: mi troverete annegato nel Pescara
SPOLTORE. «Ho appena ammazzato la mamma, adesso vado a suicidarmi». Ha pronunciato queste parole l’89enne Domenico Ranalli, ieri alle 7,20, quando, in preda alla disperazione, ha telefonato alla figlia Giuseppina per informarla di aver compiuto il gesto estremo di porre fine alla vita dell’amata moglie Eleonora Pierfelice, 85 anni, colpendola alla testa a martellate, e di aver deciso di farla finita, dopo 71 anni trascorsi insieme.
Il delitto si è consumato nella casa di via Aterno dove la coppia abitava, a Santa Teresa di Spoltore. Subito dopo essersi scagliato contro la moglie, Ranalli si è suicidato buttandosi nel fiume Pescara, vicino casa, raggiungendo il corso d’acqua dal parcheggio del centro commerciale Auchan-Mall. L’anziana donna, trovata dai soccorritori del 118 ancora agonizzante, è morta in ospedale.
Teatro della tragedia familiare un appartamento al primo piano della casa al civico 14 di via Aterno, una delle strade che dalla statale 602 s’inoltrano nella zona residenziale lato fiume della popolosa frazione. In quella casa Domenico Ranalli e Eleonora Pierfelice, affetta da una malattia neurologica degenerativa, vivevano dal novembre scorso. Lì si erano trasferiti dopo aver abitato per anni in un’altra casa di Santa Teresa. I due anziani erano ancora in camera da letto quando, verso le 7, si è scatenata la furia omicida del pensionato, che con un martello in mano si è scagliato contro la moglie, picchiando sulla testa della compagna di una vita, lasciandola ferita in una pozza di sangue. Un gesto disperato probabilmente dettato dalla prostrazione di Ranalli, uno strazio per l’89enne ormai non più sopportabile, per le condizioni di salute della moglie, alla quale è sempre stato molto legato e non ce la faceva più a vederla soffrire.
«Una tragedia umana: folle amore e allo stesso tempo disperazione», ha poi commentato il capitano Claudio Scarponi, dei carabinieri di Pescara, giunti sul posto per i rilievi e le indagini.
Dopo aver ucciso la moglie, Ranalli scrive un biglietto per chiedere scusa ai suoi familiari, i tre figli Giuseppina, Censino e Vanna, e ai nipoti e lascia accanto 1.600 euro forse per i funerali. L’uomo mette nero su bianco anche le indicazioni precise sul posto dove sarebbe andato di lì a poco a suicidarsi e dove sarebbe stato possibile rinvenire il suo cadavere. L'anziano spiega nel biglietto che intende essere trovato e sepolto accanto alla sua adorata Eleonora. Lascia il biglietto ben in vista per farlo trovare; poi, telefona alla figlia Giuseppina, casalinga di 64 anni che abita nei paraggi, per dirle di aver assassinato la moglie e che si sarebbe a sua volta tolto la vita entro pochi minuti. E’ Giuseppina sconvolta dalle dichiarazioni del padre a dare l’allarme ai carabinieri, giunti sul posto dalla caserma di Spoltore e da Pescara, coordinati dal capitano Scarponi. Con i militari sono arrivati in via Aterno anche le ambulanze del 118. Eleonora Pierfelice giaceva nella sua camera ancora viva, ma in gravissime condizioni per le estese e profonde lesioni alla testa. Il suo cuore ha cessato di battere dopo l’arrivo al pronto soccorso. A Santa Teresa i carabinieri si sono subito messi alla ricerca di Domenico Ranalli, precipitandosi sul luogo del suicidio indicato dall’uomo nel biglietto che aveva lasciato: il tratto di fiume che costeggia il parcheggio dell’Auchan-Mall, di fronte al primo ingresso dell’ipermercato. Nell’area di sosta l’anziano ha parcheggiato la sua Panda azzurra e dopo aver scavalcato il cancello o il muretto di protezione, si è incamminato a piedi verso il fiume per morire. Sulla sponda ha conficcato nella terra dei picchetti, si è legato con una fune il corpo ai paletti e dopo essersi legato anche le mani, si è gettato in acqua. Tirando quella fune attaccata ai paletti, i carabinieri hanno rinvenuto il cadavere immerso nel letto del fiume e lo hanno adagiato sull’argine. Sul posto sono poi arrivati il medico legale e il pm Anna Rita Mantini, che ha autorizzato la rimozione della salma, trasportata all’obitorio dell’ospedale. Così è finta la lunga vita di Domenico Ranalli che ha deciso di portare con sé nella tomba anche la moglie malata. L’anziano era molto conosciuto a Santa Teresa. Nonostante l’età, era uno sportivo e capitava spesso di vederlo girare in bicicletta, sempre vestito da ciclista, per delle passeggiate nei dintorni della cittadina. «Era difficile non notarlo lungo le strade», racconta un vicino di casa, «usciva in bici, indossando quei giubbotti catarifrangenti, anche di sera verso le 22, e andava verso Pescarina e Santa Lucia, a volte arrivava alla rotonda dell’Arca e tornava indietro. Anche con la moglie usciva quasi ogni giorno, per fare la spesa, all’Ipercoop e Auchan».
«Niente lasciava immaginare una tragedia del genere», dice un nipote, «lui stava bene e andava spesso in bici, faceva molti chilometri, si rilassava in bici e si sentiva bene. Nessuno avrebbe mai potuto pensare una fine simile per lui e per la povera moglie, alla quale voleva molto bene».
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