Uccisa in casa per 20mila euro: catturato l’assassino, è il vicino

31 Dicembre 2023

Un operaio di 59 anni ha ucciso la sarta 84enne con una coltellata: lo inchiodano le telecamere

GISSI. Bastano 20mila euro e pochi gioielli per armare una mano omicida. Un bottino che non cambia un’esistenza, ma sufficiente a trasformare in un assassino un uomo di 59 anni che non ha mai fatto a pugni con la giustizia. Altro che malore: due giorni prima di Natale, è stato un vicino di casa a strappare la vita a Carolina D’Addario, per tutti Nelluccia, storica sarta di Gissi. Flavio Giovanni Meo ha avuto gioco facile contro una donna inerme di 84 anni: una coltellata, vibrata all’altezza del polmone, ne ha azzerato subito le reazioni. La morte non deve avere tardato tanto ad arrivare. Il resto è stato una facile conseguenza: il 59enne, operaio, ha arraffato soldi e gioielli da un cassetto, forzato con un paio di forbici, in quella stessa casa al civico 6 di corso Remo Gaspari in cui lui, a novembre, aveva aggiustato una porta.
La svolta nel giallo di Gissi è arrivata nel cuore della notte tra venerdì e sabato, dopo che l’autopsia ha svelato che no, Carolina non era morta per cause naturali, come inizialmente certificato dal medico del 118, ma per una violenta pugnalata. Meo è stato sottoposto a fermo e portato in carcere dai carabinieri del nucleo investigativo di Chieti e della compagnia di Vasto: i pm Vincenzo Chirico e Silvia Di Nunzio gli contestano i reati – tutti pluriaggravati – di omicidio volontario, rapina, violazione di domicilio e porto ingiustificato di oggetti atti a offendere. Un’accusa da ergastolo.
LE PROVE
Di fronte alla montagna di prove raccolte dai militari dell’Arma, l’assassino ha confessato. La prima, schiacciante, è rappresentata dalle immagini del sistema di videosorveglianza della zona: Meo è stato ripreso dalle telecamere mentre si allontanava dalla casa di D’Addario e puliva il coltello sulla maglia. I soldi e l’oro li aveva portati con sé, nell’abitazione in cui vive al civico 3 di via Piazza Nuova, ad appena 46 metri di distanza dal luogo del delitto: li aveva riposti in un’intercapedine, una sorta di nascondiglio ricavato in un gradino delle scale interne. E in quel punto sono stati trovati dai carabinieri, che hanno recuperato anche l’arma del delitto – un coltello da cucina – gettata sotto un muraglione alle porte del paese.
LA RICOSTRUZIONE
Tutto inizia poco dopo le quattro del pomeriggio del 23 dicembre. È una passante a notare, attraverso la porta finestra, Carolina distesa sul pavimento, il volto rivolto a terra. La donna si precipita nel vicino negozio di parrucchiera gestito da Giuseppina Argentieri, la nuora dell’anziana, che raggiunge l’abitazione e scopre che non c’è più nulla da fare. Per il medico del 118 è un decesso per arresto cardiaco che non desta alcun sospetto, tant’è che le forze dell’ordine non vengono avvisate. I dubbi cominciano a sorgere quando il personale dell’agenzia di pompe funebri, durante la vestizione della salma, scopre una ferita sul fianco. Non solo: secondo i familiari, l’anziana non ha addosso alcuni gioielli dai quali non si separava mai, ovvero la fede nuziale, una collana con un ciondolo e un anello. A confermare che indossava quegli oggetti d’oro è anche la nipote, che il 23 era andata a pranzo dalla nonna. Ma, almeno all’inizio, l’ipotesi della rapina finita male – considerando anche la constatazione di morte naturale – appare tutt’altro che scontata. Anche perché, tanto per fare un esempio, in bella mostra in camera da letto c’è un portafoglio con mille euro dentro. Perché mai un rapinatore dovrebbe averli risparmiati?
LA SVOLTA
Per sciogliere ogni dubbio, la procura apre un fascicolo per omicidio colposo e dispone l’autopsia. La svolta arriva l’altro ieri, perché il medico legale Pietro Falco scopre che a causare la morte è stata una coltellata, inferta a livello sottoascellare, che ha raggiunto il polmone. Sul corpo ci sono anche segni di difesa, ovvero piccoli tagli sulla mano destra.
I VIDEO
Nel giro di poche ore, il cerchio si chiude. Perché i carabinieri accertano che gli impianti di videosorveglianza hanno catturato gli spostamenti di Meo sia prima sia dopo l’omicidio, nei pressi dell’abitazione della vittima, in un orario assolutamente compatibile con il delitto. C’è di più: le telecamere hanno immortalato anche il momento esatto in cui l’uomo pulisce sulla maglietta un coltello da cucina. L’iscrizione sul registro degli indagati di Meo è automatica.
LA PERQUISIZIONE
Il passo successivo è la perquisizione a casa del 59enne, solo formalmente residente a Palmoli, il suo paese d’origine, e da anni trasferitosi a Gissi. Ormai incastrato, Meo non può fare altro che confessare. È lui stesso a indicare il punto della sua abitazione in cui ha nascosto un borsello contenente 20.500 euro e i gioielli di Carolina. L’assassino svela anche il posto in cui ha abbandonato il coltello, ovvero un dirupo non lontano dalle telecamere che lo hanno inchiodato.
IL FERMO
Secondo i pm, è concreto non solo il pericolo di fuga, ma anche il rischio che l’indagato possa tornare a commettere gravi reati pur di impossessarsi di somme di denaro, considerando pure la spregiudicatezza mostrata nel colpire nonostante la presenza della videosorveglianza. È ormai mattina quando Meo varca le porte del carcere di Torre Sinello. Con un’accusa da fine pena mai.
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