Uccise Aliona: condannato all’ergastolo

24 Marzo 2021

I giudici riconoscono i futili motivi ma escludono la premeditazione. La sorella della vittima: lui deve soffrire ogni giorno

CHIETI. Alle 15.21, dopo un’ora e un quarto di camera di consiglio, il destino di Roland Bushi si compie in una parola: «Ergastolo». La pronuncia con tono severo e spedito, mentre il vento rimbomba nell’aula Matteotti, il presidente della Corte d’assise di Chieti Guido Campli, affiancato dal giudice a latere Maurizio Sacco: l’imputato, in videoconferenza dal carcere di Viterbo, resta impassibile o quasi. Secondo i giudici teatini, dunque, merita il carcere a vita il manovale albanese di 29 anni che ha ucciso Aliona Oleinic, 33enne moldava, alla quale l'uomo, dopo aver scavalcato il recinto, ha sferrato undici coltellate nel giardino di casa a Francavilla al Mare il 3 settembre del 2019. La donna è morta al policlinico di Roma a distanza di 45 giorni dal ricovero, dapprima all'ospedale di Chieti, e dopo essere stata sottoposta a sei interventi chirurgici. Quando arriva la sentenza, che accoglie in pieno la richiesta del pubblico ministero Lucia Anna Campo, scoppiano in lacrime Natalia Proca e Galina, la sorella e la madre della vittima: «Siamo contente per come è andata», dicono tenendosi per mano, «almeno abbiamo avuto giustizia. Si merita di soffrire tutti gli anni che gli hanno dato. Deve soffrire giorno per giorno. La sentenza non ci riporta indietro mia sorella, ma speravo tanto che andasse così».
LA TESTIMONIANZA La giornata più lunga per Bushi comincia a mezzogiorno. Lui è collegato via internet da quasi 300 chilometri, ma a palazzo di giustizia c’è il padre Arian, seduto a poca distanza dai familiari di Aliona. «Quella mattina Bushi l’ha colpita davanti ai miei occhi», racconta Galina, con la voce rotta dall’emozione e l’aiuto di una interprete, dal banco dei testimoni. «Pioveva forte e Aliona era uscita per togliere le lenzuola dallo stendino. Lui le è saltato addosso con il coltello in mano: è successo tutto in un attimo. Dopo essere stata colpita, Aliona ha cercato di scappare. Ma è scivolata sul pavimento bagnato, vicino la porta d’ingresso. Lui la accoltellava con tutta la forza che aveva. Gridava fortissimo, come un animale».
L’ESAME DELL’IMPUTATO Anche l’assassino decide di fornire la sua versione. Racconta che Aliona era la sua fidanzata, che lei lavorava in un locale notturno della zona e che quel mattino, preceduto da una notte in cui lui aveva consumato marijuana, cocaina e alcol, la voleva solo minacciare, ma non uccidere. «Ero arrabbiato perché mi sentivo preso in giro. È vero, la sera prima ho tirato un pugno a un ragazzo che è andata a prenderla davanti casa: io ero lì perché dovevo parlarle». Roland prova a ridimensionare la portata delle accuse: «Quella mattina dovevo andare a lavoro, ma sono arrivato tardi all’appuntamento con il mio capo. Mentre tornavo verso casa con l’autobus, non so cosa mi è successo ma ho deciso di andare da Aliona. Volevo metterla sotto pressione per leggere i messaggi che si era scambiata con Maurizio, il ragazzo con cui era uscita la sera precedente. Non ho capito più niente, mi è scappato un colpo, in me c’era il diavolo, non mi sono reso conto dei colpi che ho dato. Poi, mi sono messo in ginocchio davanti a lei e le ho dato un bacio».
PARLA L’ACCUSA Il pm Campo ripercorre le fasi del delitto: «Non c’è dubbio, come confermato dal professor Cristian D’Ovidio, sul fatto che la morte della povera Aliona sia stata una diretta conseguenza delle coltellate sferrate dall’imputato: i medici hanno provato in tutti i modi a salvarla, ma non c’è stato niente da fare. È morta dopo tante sofferenze: la ferocia di Bushi ha risparmiato pochi organi della vittima. Non si è fermato neanche davanti alla madre e alla sorella». E ancora: «Non è vero che Bushi aveva una relazione con la ragazza: la incontrava solo nel locale dove lei lavorava. Lui era innamorato, completamente infatuato. Ma lei non ricambiava assolutamente quel sentimento. Va contestata la premeditazione perché l’imputato ha avuto un arco di tempo apprezzabilissimo per riflettere sulla sua decisione di uccidere Aliona, presa quantomeno la sera precedente». Quello di Bushi, scandisce il pm, è stato un agguato: «Per colpire, ha atteso che la vittima uscisse. Non è stata una circostanza casuale. Sussiste anche l’aggravante dei motivi abietti e futili dettati dalla gelosia».
I LEGALI Gli avvocati di parte civile, Gianluca De Cesaris e Marco Cerioni, attaccano: «Anche oggi Bushi ha scelto di mentire. La verità è che ha spezzato la vita di chi si è rifiutata di dargli ciò che desiderava». Per la difesa, rappresentata dall’avvocato Antonello D’Aloisio, «Roland non voleva uccidere: si è pentito e ha subito confessato sia davanti ai carabinieri che di fronte al gip. Dopo il delitto, sarebbe potuto fuggire, perché in Italia non aveva una dimora fissa. Ma non l’ha fatto».
LA SENTENZA «Visti gli articoli 533 e 535...». Bastano queste poche parole per capire che la sentenza è di condanna. Carcere a vita, fine pena mai. Anche se la Corte esclude l’aggravante della premeditazione. L’albanese viene condannato pure a risarcire 250 mila euro a ognuna delle due parti civili. «No, non avevamo capito che quell’uomo potesse essere un pericolo per Aliona», si disperano Natalia e Galina fuori dal tribunale, mentre il vento non dà un attimo di tregua.