Uccise i cani della vicina: condannata

10 Luglio 2018

Zona Colli. Abbaiavano troppo. La donna dovrà risarcire con 7mila euro la proprietaria dei tre pincher avvelenati nel 2012

PESCARA. Abbaiavano troppo e per questo ha avvelenato con la metaldeide, un veleno per lumache, i cani della sua vicina di casa, uccidendone tre. I fatti sono accaduti nel mese di marzo 2012 nella zona dei colli di Pescara. Protagonista della triste storia di maltrattamenti ai danni di animali è una donna, M.G., che è stata condannata dal giudice del tribunale civile, Dario Giuseppe Rapino, a risarcire la proprietaria dei cani. La signora dovrà sborsare duemila euro per ciascun cane ucciso e 500 euro per quelli non deceduti, per un totale di 7 mila euro. È stata inoltre condannata al pagamento delle spese processuali pari a 3 mila euro. A rivolgersi al giudice civile, assistita dall’avvocato Liborio Romito, è stata la proprietaria dei cani - cinque pincher e un meticcio di taglia grande - dopo che il giudice per le indagini preliminari aveva archiviato il procedimento penale a carico di M. G., ritenendo che non vi fossero le prove per sostenere l’accusa.
Il tribunale civile ha invece dato pienamente ragione alla padrona dei tre pincher uccisi, ritenendo «l’evento dell’avvelenamento come voluto» da parte di M. G. La signora ha provato a difendersi sostenendo di aver messo veleno per topi nel suo giardino e che i pincher si sarebbero introdotti nella sua proprietà passando da un piccolo pertugio presente sulla rete di confine. Una tesi che non ha convinto il giudice Rapino il quale, nelle motivazioni della sentenza di condanna, sottolinea invece che «la metaldeide è utilizzata esclusivamente contro le lumache e non contro i ratti». Evidenzia, inoltre, che la sostanza è stata trovata anche all’interno del giardino della padrona dei cani e che «era mischiata ad altra simile a cibo per cani». Fa quindi notare che «i cani non appetiscono la metaldeide se non è appunto unita a cibo». E ancora: «Pur volendo ammettere che i cani di piccola taglia si siano introdotti all’interno della proprietà, ciò sarebbe stato impossibile per uno di essi, di taglia medio grande, e comunque non si sarebbero alimentati di sola metaldeide». Infine, il giudice sottolinea che M.G. «in almeno una precedente circostanza», avrebbe minacciato la padrona dei cani: «O i cani li togli tu o ci penso io a fargli fare una brutta fine», si legge nelle motivazioni.
Il giudice civile non ha avuto dubbi: «Sulla scorta di quanto già osservato circa le modalità della condotta, all’elevato grado di intensità del dolo, da cui si desume anche la negativa personalità della convenuta, appare congrua ed equa la valutazione del danno morale subito per un totale complessivo di 7 mila euro». A distanza di sei anni, dunque, la morte dei tre pincher in qualche modo non resta impunita. Da parte sua, l'avvocato Romito reputa la decisione del tribunale civile «un atto di giustizia nei confronti di coloro che, senza alcuna umanità, maltrattano gli animali in genere».
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