Uccise il giovane Bevilacqua Confermati 20 anni a Fantauzzi

25 Gennaio 2020

La Corte d’Assise d’appello ribadisce la condanna pronunciata in primo grado per il pizzaiolo Ma la difesa del 49enne di Montesilvano ottiene la riduzione della libertà vigilata da 10 a tre anni

MONTESILVANO. I giudici della Corte d’Assise d’appello dell’Aquila confermano i 20 anni di reclusione per Massimo Fantauzzi, 49 anni, il pizzaiolo di Montesilvano che il 16 settembre 2017 uccise con un colpo di fucile in pieno viso il 21enne Antonio Bevilacqua all'interno del pub “Birrami” di via Verrotti, a Montesilvano.
I giudici aquilani, accogliendo in parte la tesi difensiva dell’avvocato Pasquale Provenzano, hanno derubricato in ricettazione il reato di furto di tre fucili compiuto in un appartamento, reato che gli era stato contestato nel giudizio di primo grado a Pescara (dove l’imputato era stato giudicato dal gup Nicola Colantonio, con il rito abbreviato che prevede una riduzione di un terzo della pena), e lo hanno assolto dagli altri due capi di imputazioni, sempre legati al possesso delle armi. Ma i giudici hanno comunque lasciato invariata la pena di venti anni, riducendo invece la pena accessoria di dieci anni di libertà vigilata, che era stata aggiunta alla condanna, portandola a soli tre anni.
Fu un delitto, quello commesso da Fantauzzi, che destò molta preoccupazione nell’opinione pubblica anche perché commesso all’interno di un locale, dove erano presenti altri avventori. Sembrò subito una sorta di regolamento di conti per questioni, si disse all’inizio, legate magari a problemi di droga. Una versione che non venne però mai confermata e, anzi negata dalla famiglia della vittima rappresentata dall’avvocato Giancarlo De Marco. Ma anche il gup Colantonio che emise la condanna di primo grado fu esplicito nelle sue motivazioni: «Dopo essere stato chiamato infame, l’imputato ha voluto sopraffare la vittima e affermare il suo potere». Sembra infatti che la scintilla che fece scattare l’ira di Fantauzzi fu proprio quella parola, “infame”, con la quale era stato apostrofato nel bar proprio dalla vittima. Ma la fucilata arrivò comunque più tardi. Per riparare a quella parola pronunciata contro di lui davanti ad altre persone, Fantauzzi avrebbe deciso di dare una lezione a quel giovanissimo che si era permesso di offenderlo in pubblico.
Così, almeno stando alla ricostruzione che venne fatta dagli inquirenti, torna a casa, si cambia i vestiti, prende un fucile da caccia modificato, e torna nel locale di via Verrotti.
Entra nel pub e punta l’arma ad altezza d’uomo, sul volto di Bevilacqua, e fa fuoco uccidendolo. Poi la fuga e la breve latitanza nelle campagne di Pescara. Molto utili, per gli investigatori, furono le riprese filmate di una telecamera posta fuori del locale. Immagini che vennero visionate più volte anche per chiarire la posizione di un altro uomo, un amico di Fantauzzi, con il quale quest’ultimo si incrociò quando tornò per la seconda volta nel pub con il fucile.
Lo stesso uomo che lo avrebbe accompagnato a casa subito dopo il primo diverbio con Bevilacqua e che finì anche lui nel mirino della magistratura, ma poi scagionato dallo stesso Fantauzzi che, interrogato dal pm Paolo Pompa, dichiarò di aver fatto tutto da solo e che quel suo amico non aveva nulla a che fare con l'omicidio.
Al magistrato l’imputato dichiarò anche che la sua intenzione non era quella di uccidere Bevilacqua, ma soltanto di gambizzarlo, ma poi sarebbe partito accidentalmente un colpo che raggiunse la vittima all’occhio sinistro. Una versione che non è mai stata creduta da nessun giudice, tantomeno da quelli aquilani che ieri gli hanno confermato l’omicidio volontario e i venti anni di reclusione.
Fantauzzi si rese irreperibile per otto giorni salvo poi contattare lui stesso gli investigatori e farsi ritrovare. La famiglia della vittima aveva già aspramente criticato la sentenza di primo grado ritenuta troppo lieve. Il legale della parte offesa aveva anche cercato, ma invano, di far riconoscere l’aggravante dei futili motivi.
E oggi questa sentenza di appello, in minima parte ridimensionata, potrebbe scatenare di nuovo l’ira dei familiari che comunque ieri, contrariamente a quanto avevano fatto nelle varie udienze preliminari a Pescara, hanno disertato l’aula.
©RIPRODUZIONE RISERVATA