Uccise il padre a coltellate, sarà prosciolto

Popoli. Sante Corazzini, già graziato dal presidente Ciampi: per il perito del tribunale «è incapace di intendere e di volere»
PESCARA. «Sante Corazzini era all'epoca dei fatti totalmente incapace di intendere e volere, incapacità che sussiste tuttora». Non lascia dubbi la perizia dello psichiatra Maurizio Cupillari su Corazzini, il 43enne che l'estate del 2013 uccise il padre a coltellate nella loro abitazione in via dei Tigli, a Popoli.
«Corazzini è affetto da ritardo mentale grave e psicosi cronica. Tale patologia», sottolinea Cupillari, nominato dal gup del tribunale di Pescara, Nicola Colantonio, «era presente ovviamente all'epoca dei fatti, come è presente oggi». La perizia, richiesta dal legale del 43enne, l'avvocato Paolo Marino, è stata discussa nel corso dell’udienza di ieri mattina e le conclusioni, ovvero quell' «incapacità di intendere e di volere», di fatto aprono la strada al proscioglimento dell'indagato.
Il consulente ha anche accertato che Corazzini, accusato di omicidio volontario pluriaggravato, «attualmente non può essere considerato socialmente pericoloso; deve essere però controllato e seguito, ed è necessario che assuma costantemente una terapia farmacologica. Le due sorelle non possono occuparsi di lui adeguatamente. Pertanto, deve rimanere ricoverato in una struttura protetta perché venga seguito da personale sanitario specializzato».
Corazzini è in stato di libertà dal 29 luglio 2014 dopo aver scontato un anno di carcere. Attualmente, è ricoverato nella comunità Incontro di Villa Serena, dove ha scelto di recarsi volontariamente per sottoporsi alle cure. Alla luce di tale circostanza, il giudice ha respinto la richiesta dell'applicazione della misura di sicurezza chiesta dalla pm Silvia Santoro. D'altra parte, lo stesso Cupillari sottolinea nella relazione che Corazzini, a Villa Serena, «viene seguito e curato» e «assume una terapia farmacologica che consente il controllo delle manifestazioni deliranti e allucinatorie e delle manifestazioni di discontrollo».
Lo psichiatra ha poi stabilito che le condizioni cliniche del parricida «non gli permettono di partecipare coscientemente al procedimento a suo carico». Colantonio ha pertanto sospeso la procedura e si è riservato di nominare un curatore. Intanto, ha rinviato l'udienza al 30 giugno prossimo per la verifica della pericolosità sociale.
L’omicidio avvenne al culmine di una lite tra padre e figlio. Il parricida, la sera della tragedia, avrebbe aspettato che il genitore si mettesse a dormire, lo avrebbe raggiunto in camera da letto e colpito al torace e al collo con un coltello preso in cucina. Negli anni Novanta, fu condannato per aver picchiato e ucciso un conoscente di 70 anni, dal quale avrebbe subìto, a suo dire, attenzioni a sfondo sessuale. La pena venne prima alleggerita in appello, grazie al riconoscimento dell’attenuante della provocazione, poi condonata con la grazia, che gli fu concessa per motivi di salute dall’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
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