Uccise l’amico con 17 coltellate, 30enne condannato all’ergastolo

La Corte d’Assise riconosce premeditazione e crudeltà per futili motivi per la morte di Fulvio Declerch Chiarelli: «Sono innocente, ma non del tutto estraneo ai fatti. Vi prego di capire la mia situazione»
POPOLI. Ergastolo. La Corte d’Assise di Chieti ha condannato al carcere a vita Alessandro Chiarelli, il 30enne di Popoli accusato di aver ucciso con 17 coltellate l’amico e vicino di casa Fulvio Declerch, 54 anni, la notte del 25 novembre 2021 con premeditazione, crudeltà e per futili motivi, tentando inoltre di sopprimerne il cadavere. La sentenza del collegio presieduto da Guido Campli, giudice a latere Claudia Colangeli, è arrivata nel pomeriggio di ieri. In aula c’erano l'ex moglie e la figlia di Declerch, ad attendere il pronunciamento della Corte d’Assise.
Il 30enne è stato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e condannato al risarcimento dei danni in separata sede e a versare una provvisionale di 50 mila euro a ciascuna delle parti civili. Per il 30enne di Popoli il pm Gabriella De Lucia, dopo aver ricostruito i fatti, ribadendo l'esistenza delle aggravanti, aveva chiesto la condanna all'ergastolo.
Chiarelli, assistito dagli avvocati Gianluigi Tucci e Fabrizio Castellano, in aula si è dichiarato «innocente ma non estraneo del tutto ai fatti», come ha detto lui stesso ieri leggendo una lettera. «Prego voi di comprendere la situazione che avete davanti: sono un ragazzino con un futuro da costruire come stavo facendo. Il 21 dicembre 2021 avrei dovuto sostenere l'esame per la patente del camion avendo già una ditta di conoscenza che mi avrebbe assunto il giorno stesso che conseguivo la patente», ha detto ancora. Solo pochi giorni fa aveva dichiarato di non ricordare niente di quella notte, da mezzanotte in poi, ma non aveva negato i suoi rapporti con la vittima che, ha riferito, erano molto tesi perché Declerch molestava tutti ed era sempre ubriaco, ha detto ancora.
L'omicidio avvenne nell'abitazione di Declerch, al cui interno l'assassino entrò dopo aver rotto il vetro di una finestra al piano superiore: in precedenza i due avevano discusso e Chiarelli era stato riaccompagnato a casa da altri amici. Ma poi tornò sui suoi passi. L'assassino si è accanito sferrando 17 coltellate, mentre la vittima era a terra, sfregiandola al viso e al collo: un'esplosione di violenza che sarebbe stata provocata da una bevuta di vino negata a Chiarelli da Declerch.
Chiarelli è stato riconosciuto da un maresciallo dei carabinieri, grazie alle immagini di una telecamera: per il militare era lui la persona che, con una carriola, ha portato il corpo di Declerch vicino al fiume Pescara, dove il cadavere venne poi trovato. Dopo averlo scaricato era risalito a casa, senza carriola. Il giubbino che indossava l’uomo nelle immagini era bianco e nero, come quello poi sequestrato a Chiarelli, volto noto per gli uomini dell’Arma del posto che hanno indagato sull’omicidio procedendo al fermo del 30enne nel giro di poco.
Soddisfatte le parti civili: «La responsabilità dell'imputato è emersa in maniera chiara attraverso l'istruttoria», ha detto l'avvocato Emidio Antonucci, «sono state riconosciute tutte le aggravanti e quindi la pena è congrua rispetto ai fatti che sono stati imputati».
(f.bu.)
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