Uccise madre e figlio La perizia: non era del tutto lucido

16 Settembre 2016

Delitto di via Tibullo. L’esame psichiatrico voluto dal giudice alleggerisce la posizione del giovane ucraino

PESCARA. «All'epoca dei fatti Maksym Chernish versava in condizioni di capacità di intendere e di volere grandemente scemate». Questa la conclusione della perizia che migliora in modo rilevante la posizione processuale di Maksym Chernish, l'ucraino di 26 anni reo confesso del duplice omicidio dei due cittadini polacchi Arkadiusz Miksza, 22 anni, e di sua madre Kystyna Miksza, 53 anni, avvenuto il 24 gennaio scorso in una mansarda al secondo piano di una palazzina in via Tibullo 25.

A disporre la perizia psichiatrica, a firma del noto psichiatra bolognese Renato Ariatti, è stato il giudice per le indagini preliminari Gianluca Sarandrea su richiesta del difensore del giovane ucraino, l'avvocato Vittorio Supino, il quale ha scelto come consulente di parte lo psichiatra Luigi D'Amico. A giudizio del professor Ariatti, che in passato ha firmato le perizie su Bernardo Provenzano e Annamaria Franzoni, il giovane assassino è pericoloso socialmente perché attualmente persiste «un quadro psicopatologico di qualità psicotica che lo espone al rischio di reiterazione di fatti previsti dalla legge come reati».

«L'assoluta e significativa pericolosità» del 26enne richiede, secondo il consulente del gip, «forme di trattamento più intensive e mirate di quelle oggi in atto in carcere». Allo stesso tempo Ariatti sostiene che il giovane «sa di avere commesso fatti previsti dalla legge come reato, sa che vi sarà un processo, è conscio del ruolo di avvocati e giudici». Secondo il perito, quindi, Chernish «può garantire una sufficiente partecipazione consapevole al procedimento a suo carico». L'omicida si è sempre difeso sostenendo di essere stato aggredito da Arkadiusz, detto Arka, mentre si trovavano all'interno del bilocale della vittima, dove Maksym si era trasferito a vivere da poche ore e per qualche giorno.

Quella domenica i due avevano assunto droga (Maksym la comprava da Arka e entrambi ne facevano uso). In base al racconto del giovane assassino, Arka l'avrebbe prima colpito con la mazza da baseball e poi con un coltello e lui avrebbe risposto nello stesso modo. Secondo Maksym anche la madre di Arkadiusz, giunta all’improvviso nel bilocale di via Tibullo, avrebbe provato ad aggredirlo e lui si sarebbe difeso spingendola fuori dall'appartamento e colpendola con numerose coltellate, per poi trascinare il corpo nella mansarda. Una versione dei fatti ritenuta inattendibile dal giudice Sarandrea, il quale nell'ordinanza di convalida dell'arresto aveva scritto di non aver riscontrato elementi che consentissero di ravvisare una legittima difesa messa in atto, anche in considerazione della «inaudita violenza manifestata dall'indagato nei riguardi delle due vittime». La perizia di Ariatti sarà discussa nel corso dell'incidente probatorio fissato per il prossimo 27 settembre. Delle indagini coordinate dal pm Salvatore Campochiaro si sono occupati i carabinieri del Nucleo investigativo, diretti dal maggiore Massimiliano Di Pietro, e gli uomini della squadra Mobile, guidati da Pierfrancesco Muriana.

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