Ucciso a 16 anni con 25 coltellate Il testimone: «Poi tutti al mare»

25 Giugno 2024

Due 17enni in stato di fermo: uno è figlio di un carabiniere, l’altro di una insegnante 

PESCARA. Diciassette anni entrambi, famiglie normali, studenti a Pescara. Uno residente in provincia con il papà carabiniere in una caserma locale; l’altro, in centro, papà impiegato, mamma insegnante e avvocato. Sono i due minori accusati dell’omicidio di Christopher Thomas Luciani, 16 anni, di Rosciano, ucciso domenica pomeriggio nel parco Baden Powell, tra via Raffaello e la stazione, con 25 coltellate.
IL TESTIMONE A far scoprire il corpo poco dopo le 21 di domenica, quando sul posto si sono precipitate le volanti dirette da Pierpaolo Varrasso, è un amico dei due fermati che ha assistito a gran parte di quell’inferno. Anche lui di buona famiglia, anche lui uno studente e anche lui, come il gruppetto degli altri cinque amici, presente domenica pomeriggio nel parco, mentre Christopher veniva ammazzato. Quella sosta, ha raccontato lui stesso agli investigatori, doveva essere una parentesi perché uno di loro doveva recuperare un credito da Christopher di circa 250 euro. Una parentesi prima del pomeriggio al mare. E invece è andata com’è andata, anche se poi il bagno al mare se lo sono andati a fare lo stesso e qualcuno, racconta sempre il testimone, ha anche deriso la vittima per come era ridotta.
SEVIZIE E CRUDELTÀ Dal racconto, dai fotogrammi ripresi dalle telecamere dei palazzi intorno al parco e dai riscontri che ieri notte sono poi venuti fuori dalle testimonianze degli altri quattro convocati in Questura, alla fine i due presunti responsabili sono stati sottoposti a fermo perché, scrivono nel decreto il procuratore David Mancini e il sostituto Angela D’Egidio, «in concorso tra loro», uccidevano Christopher Thomas Luciani «con 25 coltellate», «arrecando sevizie e operando con crudeltà, mediante calci e sputi mentre era riverso sul terreno esanime». E concludono: «Ciò che emerge è l’assenza di empatia emotiva con un fatto di tale inaudita efferatezza, tale da inveire sul cadavere, recandosi presso lo stabilimento balneare per fare il bagno al mare, senza chiamare soccorsi o denunciare il fatto alle autorità, anzi chiacchierare con macabra ironia sul fatto appena avvenuto» e con l’intento, come hanno fatto, di disfarsi del coltello usato per il delitto.
L’ALLARME E dunque ecco cosa racconta il testimone chiave il quale, una volta tornato a casa, stravolto, dice tutto al padre. E con lui torna nel parco. Lì in mezzo ai rovi, poco distante da dove l’aveva visto a terra qualche ora prima, c’è Christopher. È morto. E davanti a quel ragazzo esanime, il genitore chiama immediatamente i carabinieri descrivendo la scena e aggiungendo che il figlio poco prima aveva assistito all’accoltellamento di quel giovane. I carabinieri inviano sul posto un’ambulanza e contattano la Questura responsabile, domenica sera, di quella porzione di città. E da quel momento, sono le 21 circa, si materializza, attraverso le notizie che emergono a poco a poco, il volto di una gioventù pescarese che nessuno ha il coraggio di riconoscere. Ma che è là. E ha il volto di Christhopher. Ucciso, insultato, preso a calci. E perfino deriso mentre moriva. Ecco il racconto del testimone negli uffici della Mobile davanti al pm Gennaro Varone, raggiunto dal procuratore Giuseppe Bellelli poco prima sul posto, e dai poliziotti della Mobile di Gianluca Di Frischia.
L’APPUNTAMENTO «Verso le 16.30 mi sono ritrovato alla stazione con i miei amici. L’intento era di andare al mare ma anche di parlare con Chistopher Luciani che doveva 200-300 euro a Gianni (nome di fantasia ndr). Gianni ha detto a Christopher che gli doveva ridare i soldi e hanno iniziato a litigare perché Gianni era aggressivo. Ci siamo spostati dapprima verso i silos della stazione, dove Gianni si è indispettito perché Christopher non gli restituiva il denaro, quindi lo ha costretto a dirigersi verso il parchetto di via Raffaello in una zona appartata. Gianni ci ha anche fatto segno di andarcene ma io e Michele (nome di fantasia anche questo, che è poi l’altro fermato ndr) gli siamo andati dietro perché la situazione non ci sembrava tranquilla».
IL COLTELLO Ed ecco il coltello da sub, che non si trova ancora: «Mentre Gianni camminava, già dentro al parco ci ha fatto vedere che impugnava un coltello. Quando ho raggiunto il punto di visuale che mi permetteva di vedere la posizione in cui si trovavano Gianni e Christopher, ho visto Christopher a terra che perdeva sangue e ho subito capito che Gianni lo aveva accoltellato. Davanti a me e a Michele (presunto complice ndr), Gianni ha continuato a sferrare fendenti di coltello a Christopher che continuava a lamentarsi. Io sono rimasto attonito e non ho avuto la forza di reagire. Quando poi io Gianni e Michele ci siamo ricongiunti al resto del gruppo, tutti hanno saputo cosa era successo perché io, giunto per primo, l’ho raccontato».
TUTTI AL MARE Ma il pomeriggio prosegue come nei piani. «Nonostante l’accaduto siamo andati al mare a fare il bagno, alla Croce del sud e lì Gianni si è disfatto del coltello che aveva avvolto in un calzino di Michele sporco di sangue, lasciandolo dietro agli scogli».
LA DROGA È a questo punto del racconto che dalla Questura viene avvisato il procuratore del Tribunale per i minorenni Mancini che con il sostituto D’Egidio arriva negli uffici della Mobile. E il testimone aggiunge altri dettagli. Il ragazzo spiega che il debito tra Gianni e la vittima era presumibilmente per droga: «Sapevo che Gianni vendeva hashish e che anche Luciani aveva a che fare con la droga. Gianni ci aveva fatto capire che voleva tirargli due schiaffi», perché, spiega il testimone, «Gianni diceva a Christopher che era diventata una questione di rispetto».
LA PISTOLA A quel punto come già riferito, prima vanno vicino al silos e poi al parco e qui spunta un altro dettaglio: «Ho notato che Michele (l’altro accusato dell’omicidio ndr) aveva una pistola di piccole dimensioni», dettaglio emerso anche dal racconto di altri. «Gianni si dirige verso il vialetto con Christopher che gli camminava davanti». «A questo punto io e Michele li abbiamo seguiti, mentre gli altri restano all’esterno. Svoltato a destra, vediamo Luciani a terra e Gianni con il coltello in mano. Quando siamo arrivati Gianni ha continuato ad accoltellarlo. Hanno detto che Gianni gli ha dato 15 coltellate e Michele, che poi ha preso il coltello, con una lama nera, gliene ha date altre dieci». E alla domanda “perché” da parte degli inquirenti, il testimone: «Perché sono amici».
«STAI ZITTO» Il testimone poi racconta dei rantoli del povero ragazzo a terra, dei due che gli dicevano di stare zitto, e di se stesso: «Ero allibito, volevo fermarli ma non sapevo come fare. Sembrava che non ci stessero più con la testa». Poi lui si allontana per primo «mentre loro ancora lo stavano accoltellando». «Agli altri ho raccontato cosa era accaduto. Poi dopo cinque minuti, sono usciti prima Michele e poi Gianni e hanno raccontato delle coltellate. Gianni si è cambiato, aveva un cambio dietro in uno zaino». Poi una volta al mare, Gianni va a farsi il bagno portandosi dietro un calzino lungo di Michele insanguinato con dentro il coltello che ha lasciato verso gli scogli». E infine: «Mentre camminavamo, mi pare che Gianni abbia detto che questo doveva rimanere tra noi cinque». Ma il ragazzo è stravolto. Si confronta con un altro ragazzo del gruppo, concordano sul fatto di denunciare l’accaduto. E lui dice tutto al padre. L’arma, nonostante le ricerche dei sommozzatori dei vigili del fuoco, non è stata ancora trovata.
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