Ucciso dopo la lite in strada

12 Luglio 2019

Tiziano Paolucci, 56 anni, aggredito e preso a botte da un 19enne per una retromarcia

PESCARA. «Oddio perché, perché? Per una cavolata». Piange e si dispera la signora Angela, seduta su una sedia davanti al corpo del marito coperto da un lenzuolo bianco. Tiziano Paolucci, 56 anni, originario di Tollo, è a terra, in mezzo alla strada, sul curvone di viale della Pineta. Pochi minuti prima lui e la moglie erano vicini, nella macchina sulla quale stavano raggiungendo il ristorante della figlia Silvia e del genero, “La griglia dell’orso” subito dopo il distributore di benzina, procedendo dallo stadio verso il mare. Dovevano andare a prendere le nipotine, e invece niente. È lì, a poche decine di metri dalla meta giornaliera di una famiglia unita e laboriosa, che intorno alle 20 si scatena la follia e accade quello che fino a un secondo prima era impensabile.
Il marito muore e si accascia dopo un violento diverbio finito a pugni con un altro automobilista, un ragazzo pescarese di 19 anni, neo diplomato, che lo affronta prima a parole e poi a pugni perché, è questo il racconto dei primi testimoni, Paolucci gli suona con il clacson mentre lui, il ragazzo, sta facendo retromarcia per parcheggiare.
Una tragedia assurda, questo ripetono la povera signora Angela, uno dei fratelli che arriva disperato urlando «Tiziano, Tiziano no», le due figlie, che escono dal ristorante dove aspettavano i genitori e tutti quelli che alla spicciolata si assiepano raccogliendo il tam tam di notizie trapelato dai primi testimoni. Ragazzi che hanno assistito alla lite, che hanno provato a separare i due e che poi, dopo esserci riusciti, in una frazione di secondo vedono da una parte il signore più anziano scendere dall’auto e crollare a terra e, dall’altro, il ragazzo che fugge a tutta birra a bordo della Renegade bianca appena parcheggiata. Provano anche a fermarlo, ma quello niente, schiaccia sull’acceleratore e si allontana. Ma qualcuno lo filma, e lo fotografa. E c’è anche chi prende la targa.
È questa in sintesi la cronaca di una serata di follia che si conclude, intorno alle dieci di sera, con i carabinieri che rintracciano a casa quel giovane e lo portano in caserma, a Rancitelli. È di Pescara, ha 19 anni, si è appena diplomato. Fino a tardi racconta la sua versione al magistrato Marina Tommolini e agli investigatori del Nucleo investigativo diretti dal colonnello Massimiliano Di Pietro e coordinati dal colonnello Gaetano La Rocca la sua ricostruzione dei fatti. Inizialmente si ipotizza l’omicidio preterintenzionale, ma sono aperte altre ipotesi che solo l’autopsia, che dovrebbe svolgersi oggi, potrà definire, stabilendo le cause della morte del povero Paolucci che i sanitari del 118 hanno tentato invano di rianimare. Resta una morte assurda che, chi ha assistito alla tragedia, racconta così: «Avevo appena parcheggiato per andare a cena, e davanti a me c’era questa Renegade bianca. Il conducente stava facendo manovra davanti alla mia auto, per parcheggiare. Era in retromarcia quando, accanto a me si ferma il signore con la moglie. Credo che la Renegade non avesse neanche la freccia, per questo il signore ha suonato per segnalare la sua presenza. L’altro ha iniziato a urlare, a strepitare mentre ultimava velocemente la manovra. E poi è sceso e si è precipitato dall’automobilista che stava dietro. Gli ha aperto lo sportello e ha cominciato a gridargli contro».
Tiziano Paolucci, da quello che riferiscono altri ragazzi presenti, prova a sdrammatizzare, a farlo calmare, ma quel ragazzino è implacabile e allora anche lui alza la voce. È grande e grosso Tiziano Paolucci, non si fa certo trattare così da un ragazzetto che potrebbe essere il figlio. Invece non sa che l’aspetta. «Il ragazzo ha iniziato subito a picchiarlo», riferisce la ragazza che era nella macchina a fianco, «se le sono date entrambi, è intervenuta anche la moglie del signore, lui l’ha scansata con un braccio, poi sono arrivati dei ragazzi che sono riusciti a separarli». Stravolto, Tiziano Paolucci si rimette in macchina. La moglie è sconvolta, sono tutti sconvolti da quello che è appena accaduto. Ma va bene. È tutto finito. E invece no. Il tempo di superare il distributore e Paolucci, proprio davanti al ristorante della figlia, scende dalla macchina. Si appoggia con le braccia conserte al tetto, lato guidatore, e poi si accascia. Morto.
Il ragazzo della Renegade si rimette in macchina e scappa. Il resto solo lacrime e dolore.
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