Ultimo giorno di scuola: lacrime, selfie e gavettoni

11 Giugno 2021

«In questi mesi ci è mancato stare insieme in classe, oggi è una festa essere qui»

PESCARA. Le lacrime e la gioia. Il gavettone con l’acqua e il brindisi con la coca cola. I selfie con il telefonino e gli slogan urlati a squarciagola. Il lancio di uova in testa e i capelli bagnati, impastati di farina. È stato un momento liberatorio l’ultimo giorno di scuola, ieri, per gli studenti del liceo Classico D’Annunzio che se le sono date, nel senso di pacchettate di farina e vassoi di uova prelevati dal vano portabagagli delle auto in sosta su via Venezia, di santa ragione. Si sono divertiti da pazzi. Si sono commossi fino alle lacrime. Si sono sfogati: «Abbiamo sofferto a casa con la didattica a distanza durante la pandemia, abbiamo sperato che arrivassero subito gli esami per andare via e invece, ora, non riusciamo a lasciare la nostra scuola, dove siamo cresciuti, ci siamo formati e siamo diventati grandi». Hanno annullato il distanziamento anti Covid con gli abbracci e si sono tolti la mascherina «ma siamo tutti vaccinati» hanno urlato in coro.
A nulla sono valse le preghiere della preside, Antonella Sanvitale, impresse su una circolare resa pubblica sui canali istituzionali, in cui si «raccomanda, in ottemperanza al Dpcm 2 marzo 2021 e al protocollo anti Covid della scuola che recepisce le normative, di uscire dall’istituto in maniera ordinata, evitando gli assembramenti, senza soffermarsi in attività non consone e di disturbo per la comunità, che mettano in pericolo la sicurezza». Altrimenti «si procederà ad allertare le forze dell’ordine». Non è servita la chiamata alle Volanti, malgrado la «musica reggae e pop a palla» e i canti ritmati sull’antica scalinata del liceo datato 1924, nessuno ha protestato.
Ad Alessandra De Donatis, 19 anni, pescarese, scappa la lacrimuccia: «Abbiamo l’adrenalina a mille, abbiamo festeggiato, riso e giocato, ma nel cuore c’è tanta tristezza». «Chi avrebbe mai immaginato», riflette la ragazza col sogno di diventare giornalista, «che dopo mesi di tenebre a causa del lockdown, con l’apprendimento e gli affetti penalizzati, ci saremmo ritrovati in classe, finalmente tutti insieme. Ci è mancato troppo il contatto fisico, la lezione frontale con gli insegnanti. Abbiamo atteso gli esami con ansia e, invece, ora, non vorremmo mai andare via di qui». Al D’Annunzio, Alessandra, che si iscriverà all’università di Pisa, ha imparato ad amare la filosofia «scoperta grazie ad un professore geniale, Giuliano Biagi, che spero vorrà continuare a seguire i miei studi, nel futuro».
Simone Marchetti, 19 anni, pescarese, si sgrulla la colata di uova fresche lungo la schiena e poi si fa serio: «Diventerò neurochirurgo, lo studio del greco e del latino per tanti anni, saranno una base solida per le mie future ricerche nel campo medico». «La ricerca sanitaria, la cultura e la famiglia sono ambiti su cui puntare» per divenire i migliori uomini di domani, «la pandemia ci ha tolto la vicinanza», prosegue lo studente prossimo alla Maturitaà, «ma ci ha dato la capacità di lottare per le cose veramente importanti. Il D’Annunzio è stata una scuola di vita dove abbiamo imparato a ragionare, a pensare. Io non mi commuovo facilmente, ma oggi è dura». Stringe le labbra, saluta e va via, Simone. Quegli occhi umidi sono un momento troppo intimo, per essere visto da tutti. Il futuro prossimo sarà «un viaggio in Europa a visitare i musei».
Sereni e giocosi anche Edoardo Notturno, Emmanuele Cesta e Francesco Celli con lo sguardo rivolto al loro futuro professionale.
Si piange e si ride, si scattano selfie e si urla di gioia anche al liceo Marconi di via Marino da Caramanico (preside Florideo Alfonso Matricciano) dove un gruppone di studenti dell’ultimo anno sosta dietro l’istituto, all’ombra di altissimi alberi. Il chiacchiericcio si ode dalla strada. «Che ci facciamo qui? Ci stiamo godendo gli ultimi istanti nella nostra scuola che presto non ci sarà più», affermano tranchant Francesca Telaccia e Valentina Ferrante di Lettomanoppello con Laura Grilli di Pescara e Sana Matricciani di Spoltore, quinta G Linguistico, «qui lasciamo un pezzo di cuore, la scuola per noi è stato un rifugio sicuro, siamo diventati una grande famiglia. Ora ci dispiace tantissimo non sapere in quale sede andranno i nostri compagni, forse costretti a separarsi, addirittura dicono che andranno a Chieti».
«Va bene abbattere la scuola per risanarla», analizzano le studentesse ad una settimana dagli esami, «ma va ricostruita rapidamente, perché gli studenti, nelle classi smembrate, perderanno le loro certezze». Con orgoglio fanno sapere di essere «tutti vaccinati». Perciò via la mascherina, ma sono disciplinati: solo per lo scatto fotografico. Poi il dispositivo torna, rigorosamente, sul viso. Dai piani alti, dietro i finestroni, arriva, dabbasso, il fragore delle risate dei compagni con i telefonini in mano che si fotografano a vicenda. Gli ultimi scatti prima dell’arrivo delle ruspe.