Un abruzzese su 5 scopre la scatola nera

13 Marzo 2018

Viene montata sulle vetture e diventa la spia per scoraggiare i ladri e ricostruire anche la dinamica degli incidenti

PESCARA . La chiamano anche black box, oppure “Event Data Recorder” (registratore di dati evento)).
È la scatola nera, il dispositivo che dagli aerei, da un po’ di tempo a questa parte, può essere installato anche sulle automobili. Una sorta di “Grande fratello” satellitare in grado di percepire, e registrare, qualsiasi dato che riguardi l’auto sulla quale è stato montato: tempi di reazione, e di frenata, velocità, percorsi, incidenti. E che può tornare davvero utile in caso di furto, perché consente di localizzare immediatamente l’automobile, oppure, perché no, quando si vuole contestare una multa dell’autovelox. Per ora, secondo dati dell’Ivass (Istituto di vigilanza sulle assicurazioni) in Abruzzo la installa un’auto su cinque (percentuale perfettamente in linea con quella nazionale), e consente risparmi del 20% sulla polizza Rc auto. I dati raccolti possono essere utilizzati anche per “confezionare” pacchetti su misura, in base allo stile di guida, al numero di chilometri percorsi, agli incidenti. Per essere efficace, e segnalare anche tentativi di manomissione, deve essere installata stabilmente sulla macchina. Il costo del montaggio è a carico della compagnia di assicurazione, che però può chiedere un canone annuo per l’utilizzo, e quasi tutte le compagnie lo chiedono. Il 2018 potrebbe vedere un’impennata delle black box grazie al decreto concorrenza, in base al quale le compagnie dovranno praticare sconti importanti a chi sceglie di installare i dispositivi “spia” sulla propria auto. E se da una parte la prospettiva del risparmio, e quella di poter dimostrare di non aver causato il sinistro potrebbero invogliare gli automobilisti a richiedere la scatola nera, dall’altra c’è il problema della privacy.
Moltissimi automobilisti, infatti, non accettano l’idea di essere sorvegliati in tutti i loro spostamenti. Sulla questione è intervenuto anche il Garante della privacy, che ha introdotto delle restrizioni nel trattamento e nell’uso dei dati raccolti dalle compagnie assicurative. Per evitare che ogni compagnia allestisca la propria “banca dati”, il Garante ha stabilito che le informazioni vengano distrutte sette giorni dopo essere state acquisite. Un aspetto, che da una parte tutela la privacy degli automobilisti, dall’altro li priva, ad esempio, della possibilità di contestare multe elevate con strumenti elettronici, che possono essere notificate entro 90 giorni.
Le scatole nere di prima generazione, inoltre, non erano in grado di rilevare incidenti a macchina spenta.
I nuovi dispositivi attualmente in circolazione, hanno superato questo handicap, per cui riescono a rilevare anche eventuali urti subiti mentre la macchina era parcheggiata.