Un agguato fotocopia di quello mortale a Milano

PESCARA. L’agguato dei tifosi leccesi come quello degli interisti ai danni dei tifosi napoletani lo scorso 26 dicembre quando, quella volta sì purtroppo, a Milano ci scappò il morto. Ad accomunare i...
PESCARA. L’agguato dei tifosi leccesi come quello degli interisti ai danni dei tifosi napoletani lo scorso 26 dicembre quando, quella volta sì purtroppo, a Milano ci scappò il morto. Ad accomunare i due episodi, l’organizzazione quasi militaresca degli assalti.
Così come a Lecce, dove domenica sera i mezzi dei pescaresi sono stati bloccati da due macchine dei leccesi, per consentire agli 80 di sbucare dalla vegetazione armati di bombe carta, mattoni, torce e bastoni, a Milano a un paio di chilometri dallo stadio una carovana di una decina di minivan, con a bordo i tifosi del Napoli diretti a San Siro fu circondata da un centinaio di persone. Erano ultrà interisti, di Varese e di Nizza, squadre gemellate con i nerazzurri che si erano nascosti per tendere l’agguato e che hanno iniziato a colpire i mezzi con spranghe e bastoni. I napoletani, scesi dalle vetture, così come hanno fatto domenica i pescaresi, si sono scontrati con gli avversari. Tra bastoni e fumogeni quattro furono le persone accoltellate. Qualcuno, tra i napoletani, scappò e in quel trambusto il suv investì il tifoso interista di 39 anni, Daniele Belardinelli, morto il giorno successivo.
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