Un’arma luminosa per combattere i tumori cerebrali

Il dispositivo utilizzato per la prima volta in Neurochirurgia Mangiola: «Così catturiamo le cellule maligne che sfuggono»
PESCARA. Un liquido fluorescente che penetra nell’organismo e individua, scovandole e illuminandole, le cellule tumorali che normalmente restano nascoste ai microscopi operatori. La potente arma contro i tumori cerebrali si chiama “Acido 5 ala aminolevulinico”, e viene usata nell’unità operativa complessa di Neurochirurgia diretta da Annunziato Mangiola, professore associato della D’Annunzio e direttore della scuola di specializzazione in Neurochirurgia del Santo Spirito.
Il dispositivo luminescente, approvato dall’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) è stato utilizzato di recente, per la prima volta a Pescara, su un 60enne colpito dalla patologia cerebrale. L’intervento è terminato con successo. In molti casi, la terapia è stata usata da Mangiola anche nella sua precedente esperienza professionale al policlinico Gemelli di Roma. «Non è un farmaco che uccide le cellule tumorali», chiarisce il professore, «ma un liquido fluorescente che entra all’interno delle cellule e permette di visualizzare al microscopio operatorio quelle che normalmente non si vedono e che potrebbero sfuggire».
Con questa tecnica invece anche le cellule tumorali più nascoste vengono individuate, accerchiate e annientate chirurgicamente. Il liquido, somministrato al paziente per bocca, viaggia all’interno del corpo fino a depositarsi dove ci sono le cellule meno visibili da identificare attraverso una serie di modalità cromatiche, per poi essere eliminate con un intervento che deve essere effettuato entro le 4 ore dall’assunzione del farmaco. ll prodotto, che non è lesivo, viene espulso dall'organismo entro le 24-48 ore successive.
«L’altro vantaggio dell’uso del farmaco luminoso è che queste cellule infiltranti hanno caratteristiche probabilmente diverse. Quindi», illustra Mangiola, «noi possiamo trovare quelle che possono sfuggire e toglierle, e una volta tolte, possiamo studiarle meglio dal punto di vista biologico. I tumori cerebrali rappresentano circa il 20% di tutte le patologie chirurgiche che interessano il sistema nervoso. Il loro trattamento pone numerose sfide. La sede dove crescono, le dimensioni e il rapporto con aree cerebrali eloquenti, sono gli elementi più importanti da un punto di vista tecnico. Il neurochirurgo, oltre ad avere una particolare esperienza in questo ambito, deve utilizzare tecnologie e strategie per ottenere la completa asportazione della lesione senza creare danni neurologici».
Mangiola rivela che «da oltre un anno abbiamo intrapreso una collaborazione con il professor Vincenzo De Laurenzi dell’università di Chieti per indagare meglio, e in maniera più approfondita, le caratteristiche di queste cellule al fine di individuare nuovi bersagli terapeutici. Inoltre, mediante tecniche di analisi basate sull’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale, stiamo cercando di integrare le informazioni chirurgiche e biologiche con i dati radiologici forniti dai centri di Radiologia di Pescara e Chieti, per far sì che in futuro si possano meglio identificare le zone cerebrali infiltrate dal tumore attraverso la risonanza magnetica».
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