Un buon libro per ragazzi e adulti

24 Gennaio 2016

Una storia di bullismo che ripercorre le dinamiche adolescenziali

«Mi chiamo Giovanni, ho quasi diciassette anni, porto occhiali con lenti spesse e ho superato da poco i centoventi chili. Mi chiamano ciccione, maiale, lurido porco, malato merendina, grassone, cicciobomba, panzone, trippone, barile, latrina, lardoso e in un milione di altri modi anche se il soprannome che usano più spesso è palla di lardo… So di non essere un tipo particolarmente sveglio e so anche che il mio aspetto non ispira simpatia. E’ tutta la vita che me lo dicono. Che sono uno lento, che non afferro le cose al volo, che non capisco quando è il momento d girare al largo. Quel giorno, il giorno che ho deciso di andarmene, non avevo capito che dovevo stare lontano. Che aprendo una porta la mia vita sarebbe cambiata per sempre».

L’ultima volta che ho avuto sedici anni di Marino Buzzi racconta una storia di bullismo, è vero, ma anche molto di più. Colpisce nel romanzo del bravo libraio nato a Comacchio, la capacità di mettere in scena le dinamiche adolescenziali e non solo, con estremo rispetto per i suoi personaggi e il lettore.

Il racconto riesce a rappresentare la complessità dei rapporti senza indulgere a facile sentimentalismo o a uno sguardo giudicante e inquisitorio. E mentre alcuni espedienti narrativi potrebbero non convincere del tutto, come l’uso della prima persona, sulla scrittura invece si apprezza il grande lavoro di Buzzi per cercare sempre la parola giusta e necessaria per quello che racconta. Adulti e ragazzi hanno una loro precisa connotazione ma non sono mai figure stereotipate, ma descritte nel loro divenire in relazione agli incontri che fanno e a quello che accade loro intorno. Sicuramente un buon libro adatto a lettori adolescenti e adulti che potrebbero anche leggerlo insiene. (s.b.)

Marino Buzzi,

L’ultima volta

che ho avuto sedici anni,

Baldini&Castoldi, 2015