Un catasto per ritrovare i propri antenati

24 Gennaio 2019

Caramanico. Il documento onciario del 1753 è online, a disposizione di chi vuole ricostruire le origini

CARAMANICO. A spasso nel tempo, con il Catasto onciario online. Il Comune di Caramanico Terme presenta uno strumento innovativo per la ricerca storica.
Cosa facevano i caramanichesi nel 1753? Come si viveva ai piedi della Majella? Cosa si coltivava, quali animali si allevavano, quanti artigiani c’erano nelle botteghe del Borgo? E quante famiglie borghesi, nobili, enti ecclesiastici gestivano il potere politico ed economico nella vallata? «Le risposte», spiega il sindaco Simone Angelucci «sono nel Catasto onciario del 1753 della Terra di Caramanico, sapientemente trascritto dal ricercatore e appassionato di storia locale Davide Berrettini e che da oggi è alla portata di tutti, perché inserito sul sito internet comunecaramanicoterme.it alla sezione “Conosci Caramanico”. Quello originale è conservato nell’Archivio di Stato di Napoli, poiché la copia conservata in Comune andò distrutta in occasione dell’incendio provocato dai Briganti durante il plebiscito di annessione al Regno d’Italia il 21 ottobre 1860. Il Catasto onciario, precursore degli odierni catasti, rappresenta l’attuazione pratica delle norme dettate da re Carlo di Borbone nella prima metà del XVIII secolo per un riordino fiscale del regno di Napoli, ed è un’affascinante elencazione di capifamiglia, dei loro mestieri, famiglie, con i loro componenti, le loro case, i terreni coltivati, le proprietà, gli animali, e quanto poteva essere sottoposto a controllo fiscale. «Di fatto, è la prima fotografia della nostra storia», riprende Angelucci, «perché è la prima descrizione sistematica e organizzata della nostra comunità». La cerimonia di presentazione, con la dimostrazione di come sia stato trasferito online, per una lettura e una ricerca alla portata anche dei più giovani e soprattutto degli emigrati che sempre più insistentemente chiedono al Comune notizie e documenti storici per rintracciare le loro origini, si è tenuta nelle settimane scorse, nella sala del consiglio comunale.
Un tentativo mirabilmente sviluppato, in ossequio alle esigenze di modernità in un format innovativo e sperimentale, dalla EqProject, con Fabio Faieta e il suo staff. Alla presentazione hanno partecipato il curatore Davide Berrettini, la professoressa Daniela D’Alimonte, storica ed esperta di toponomastica, il professor Fabio Valerio Maiorano, storico e araldista.
«La società caramanichese tracciata dall’onciario», aggiunge Angelucci, «è quella che è vissuta ai piedi della Majella plasmando questi territori per secoli.
Per la prima volta, nella storia dell’uomo, oggi, e solo dagli ultimi settant’anni, abbandoniamo la conoscenza del territorio, smarrendone la coscienza, schiacciati dalle logiche metropolitane, globaliste, e ricurvi non più sui terreni ruvidi di montagna, ma sulla brillantezza ipnotica degli smartphone.
Parliamo ai nostri figli del Catasto onciario e induciamoli a consultarlo», ammonisce il primo cittadino, «perché questo documento condensa una parte essenziale della nostra storia e di quella della nostra Terra».
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