Un commesso accusa gli spacciatori: minacciato e picchiato per ritrattare

21 Ottobre 2023

Ecco il retroscena dell’operazione: dipendente di un negozio del centro, fermato con la droga in tasca, fa i nomi dei fornitori Ma si ritrova nel mirino: «Devi stare zitto, mo ti ammazzo, ti do due coltellate». Poi, viene inseguito e malmenato in strada

PESCARA. «Statti zitto, devi stare zitto, che mo ti ammazzo, ti do due coltellate». Così uno degli spacciatori arrestati nell’operazione “Giorno e notte” minaccia il commesso di una boutique del centro di Pescara. Il commesso, un pugno di giorni prima, era stato fermato in una strada di Rancitelli, via Imele, con in tasca cocaina ed eroina. E, alle domande dei carabinieri, aveva risposto facendo nome e cognome degli spacciatori e li aveva indicati anche nelle foto segnaletiche che gli erano state mostrate in caserma: aveva chiamato in causa Dennis Di Lorito per quelle dosi trovate nei pantaloni e Marcello Belisario per «circa 30 cessioni» risalenti al 2022. Un racconto che aveva incastrato i “signori” della droga di Rancitelli: quella rivelazione aveva rimandato in carcere Belisario, in quel momento sottoposto all’affidamento in prova ai servizi sociali come alternativa alla detenzione. Gli atti dell’indagine sullo spaccio di eroina, cocaina e crack nelle case di Rancitelli con 12 arresti all’alba di mercoledì parlano di minacce e botte in strada per costringere il commesso a rimangiarsi le accuse: gli spacciatori hanno la necessità di «continuare a gestire e attuare impunemente il loro redditizio traffico illecito di sostanze stupefacenti» e non tollerano invasioni del genere. Oltre alla vendita di droga, su Di Lorito e su Claudia Masci, moglie di Belisario, pende anche l’accusa di estorsione.
caccia all’uomo Il ritorno in carcere di Belisario mette in allarme anche Di Lorito che si attiva per sapere chi è la spia: parte una caccia all’uomo. «L’ho trovato, è quello del negozio, ti ricordi che Massimo gli aveva venduto il telefono? Sulla ricevuta c’è scritto il nome e il cognome. Domani mattina ci vado», recita un’intercettazione tra due donne arrestate. L’ordinanza del gip Francesco Marino ripercorre la sequenza dei fatti: senza sapere di essere stato scoperto e confidando nella riservatezza delle dichiarazioni affidate ai carabinieri, il commesso si ripresenta da Di Lorito «per acquistare stupefacenti ma viene riconosciuto e bloccato in casa». «È quello dell’accusa», così viene chiamato il commesso: in pochi secondi l’uomo si ritrova addosso «una serie di gravi minacce e insulti» e «fortemente spaventato arriva al punto di dire a Di Lorito: “Ti pago anche l’avvocato”».
AGGRESSIONE IN STRADA Ma la paura di finire in carcere è troppa e, stavolta, le rassicurazioni non bastano più allo spacciatore: «Grazie alla telecamera presente all’esterno dell’abitazione di Di Lorito si riesce anche a vedere il momento in cui il commesso, quella sera, esce di casa inseguito da un soggetto che lo colpisce alla schiena mentre scappa». Il racconto prosegue: «A quella data il commesso non è ancora andato in alcuna caserma a ritrattare ma probabilmente le minacce a questo punto vengono da lui percepite come reali e si presenta alla caserma dei carabinieri di via Lago di Borgiano, dove aveva rilasciato le prime dichiarazioni accusatorie, e ritratta completamente».
«TERRORIZZATO» Ma l’ordinanza rivela: «Nel corso delle dichiarazioni, il commesso lancia qualche messaggio subliminale che fa percepire il suo stato di vero e proprio terrore nei confronti di Di Lorito ma, a causa delle gravi minacce ricevute, ritratta e consente la nuova scarcerazione di Belisario e la sua nuova sottoposizione all’affidamento in prova ai servizi sociali». Il giudice sottolinea un dettaglio: «Il ritorno a casa di Belisario viene accolto con una vera e propria festa da amici e familiari».
SCHIAFFI DOPO LA DOSE Non è la prima volta che il commesso si presenta a Rancitelli per la droga. È un’arrestata a rivelare un altro episodio accaduto nella piazza di spaccio di via Lago di Capestrano 104 in un’intercettazione: «È venuto da noi, ha preso un grammo di nera, dopo è salito sopra, al quinto piano. Pensava che sopra non ci fosse nessuno, si è seduto e si è fatto. Non fa sempre uso, viene una volta ogni tanto. Siccome la roba che aveva Maicol era quella buona dell’albanese, come si è fatto è rimasto due, tre minuti, 5 minuti». Il commesso resta stordito sulle scale: «Nel frattempo, uno ha aperto la porta, ha visto il giovane, pensava fosse morto, si è messo a urlare ed è uscita tutta la gente. Io ero andata là a Dennis a prendere 50 grammi di bianca, arrivo sotto, Maicol ha detto: “Dove sta il morto?”. Io con la roba addosso, rientro al portone, la gente a scendere, sale Bruno sopra e vede questo, gli dà uno schiaffo. È salito pure Maicol, lo hanno massacrato. Il giovane diceva: “Non mi menare, non mi menare, non ho fatto niente”».