«Un edificio storico in via Trieste rischia la demolizione»

Nuovo allarme di Italia nostra: patrimonio architettonico ancora in pericolo, la Soprintendenza blocchi l’intervento
PESCARA. Un altro gioiello del patrimonio architettonico della città è in pericolo. Si tratta questa volta di un edificio storico in via Trieste che rischia di essere demolito. A lanciare l’allarme è ancora una volta il presidente della sezione pescarese di Italia nostra Domenico Valente, che ipotizza per il palazzo lo stesso destino dell’ex centrale del latte e dell’ex filanda Giammaria.
«Dopo tante mobilitazioni e lotte delle associazioni e dei cittadini pescaresi, a fronte delle continue distruzioni di significativi edifici storici», spiega Valente, «era stata ottenuta una variante al Prg per la salvaguardia del patrimonio architettonico della città. Ma è passato inosservato a molti il fatto che in sede di approvazione definitiva venisse accolta una osservazione in piena contraddizione con ciò che si andava approvando». «Un vero colpo di coda da parte di chi è ostile alla conservazione della memoria storica di Pescara», afferma, «è stato declassato un edificio pienamente tutelato dal precedente Prg da zona A2 a B2, con l’accoglimento dell’osservazione della ditta D’Andrea Eight. Il richiedente aveva anche ipotizzato l’eventuale, più restrittiva classificazione in zona B1, ma, a buon peso e contraddicendo lo stesso parere negativo rilasciato dal gruppo di lavoro per l’esame delle osservazioni, la commissione consiliare Gestione del territorio ha accolto l’istanza per la distruzione dell’edificio. La variante voluta per la tutela, quindi, su richiesta privata e contro il parere tecnico istruttorio si è rivelata peggiorativa della disciplina preesistente».
«Si tratta di una palazzina storica in via Trieste», fa presente Valente, «dotata di un elegante partito architettonico e di pregevoli ringhiere e portone metallici, il cui disegno fa bella mostra di sé nel cartellone che annuncia l’intervento, vantando il “rinnovo nella storia”».
«Esprimiamo tutta la nostra contrarietà a questo ulteriore impoverimento del patrimonio edilizio storico», conclude, «confidiamo in un tempestivo ripensamento e nell’intervento della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per l’Abruzzo che deve a questo punto, ergere inequivocabili difese contro una costante linea di concessioni volte alla sistematica sostituzione dell’antico». (e.r.)

