Un nuovo ospedale per fermare il virus

23 Marzo 2020

Il modello Cina in Abruzzo: sarà allestito in tempo record

PESCARA. Un ospedale nuovo per il Covid 19. O meglio qualcosa che lo diventi in pochissimi giorni e che abbia cento posti letto. Il modello Wuhan arriva in Abruzzo. Il picco dei ricoveri previsto per questa settimana appare come uno spettro. Gli esperti in prima linea nei reparti di Rianimazione e di Malattie infettive la descrivono come la settimana terribile. Da sabato scorso è così scattata una corsa contro il tempo, a cominciare dall'area metropolitana Chieti-Pescara.
«Va subito individuata e allestita con letti e respiratori una struttura che possa accogliere cento pazienti», dice al Centro il presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri. Tra sabato, ieri e oggi si sono svolti e si svolgeranno sopralluoghi eseguiti da uno staff di medici esperti. Le opzioni al vaglio per l'area metropolitana sono almeno sette e, di queste, una sembra avere le caratteristiche adatte per isolare i malati di coronavirus e gli operatori sanitari da tutto il resto, come hanno fatto in Cina. Creare strutture a parte, ben distinte dagli ospedali veri e propri, è l'unico modo per evitare che questi ultimi diventino più focolai di infezione. A lanciare per prima questo avvertimento in Abruzzo, in un’intervista al Centro, è stata Antonella Santuccione, la ricercatrice dell'anno nel 2019, originaria di Cepagatti e attualmente in Svizzera. Ed ecco gli immobili su cui si sta decidendo in queste ore: il palazzetto dello sport di via Rigopiano a Pescara, che ha il vantaggio di trovarsi vicino all'ospedale Spirito Santo; il palacongressi nel porto turistico Marina di Pescara; una porzione della clinica Villa Pini di Torrevecchia Teatina; il Parco scientifico tecnologico, enorme struttura abbandonata nella frazione di San Martino di Chieti. Infine quello che sembra essere l'immobile più accreditato e del quale pubblichiamo tre foto, anche dell’interno, scattate durante il sopralluogo degli esperti. È una struttura praticamente nuova nell'Interporto di Manoppello. Vanta 3.600 metri quadrati di spazio al pianterreno e 3.300 al primo piano: una superficie che garantisce l'allestimento di quei 100 posti che servirebbero urgentemente. La situazione attuale vede infatti Pescara con 195 posti per malati gravi, letti che si trovano sia nell’ospedale Spirito Santo sia nelle cliniche privata. Ma se il picco previsto per i prossimi giorni è di 600 ricoveri occorre aumentare il numero dei letti e fare presto. Con l’immobile di Manoppello Scalo si raggiungerebbe il numero di 300 posti necessari ma non ancora sufficienti. La palazzina è comunque ben servita sia dall'autostrada A25 sia da strade che la collegano velocemente anche a Chieti, per di più garantisce tempi brevi per l’allestimento e l’isolamento dalle zone urbanizzate. In quella struttura saranno previsti anche alloggi per medici e paramedici come hanno fatto in Cina. Il dramma degli ultimi giorni vede il personale sanitario ad altissimo rischio di contagio e quindi di trasmissione del virus a parenti che attendono a casa medici e infermieri. Una ulteriore soluzione, che in questo caso si rifà a un modello tedesco, vede in Abruzzo la partecipazione anche dell'impresa Wts. In Germania si va verso la creazione di ospedali Covid da strutture recuperate e dotate di enormi serbatoi esterni di ossigeno da cui partono cannule: un modo semplice, un uovo di Colombo, per superare la carenza di respiratori. Il modello abruzzese quindi sarà cinese che tedesco anche se l’Aric (Agenzia regionale di informatica e committenza) si sta attivando per l'acquisto di nuovi respiratori dopo l'appalto per un milione di mascherine. Nell’azienda regionale che si occupa degli acquisti lavorano fino all’una di notte per sconfinare nel fuso orario cinese. Ai sopralluoghi per la nuova struttura partecipano gli esperti Alberto Albani e Giustino Parruti, il dg facente funzione della Asl di Pescara, Antonio Caponetti, e il responsabile dell'area tecnica della stessa azienda, Antonio Basic. Tutto dovrà completarsi in pochissimi giorni: il Covit 19 non attende né perdona la burocrazia.