Un nuovo protocollo per il lavoro da casa: cambiano le regole

25 Novembre 2021

Prevista l’adesione volontaria previo accordo con l’azienda Si può spezzare l’orario purché compatibile con il servizio

Un nuovo protocollo per regolamentare lo smart working, il lavoro da casa il cui utilizzo è stato fortemente incrementato nella fase pandemica. Il documento, che sarà siglato dalle rappresentanze delle aziende e dai sindacati entro dicembre, andrà a definire ulteriormente le regole per orario di lavoro, disconnessione, buoni pasto e strumenti utilizzati dai dipendenti. Attualmente, il lavoro agile è normato da tredici contratti nazionali di categoria.
ACCORDO INDIVIDUALE
Il protocollo fissa il quadro di riferimento per lo smart working con le linee di indirizzo per la contrattazione. Secondo una prima bozza, si prevede l’adesione su base volontaria e subordinata alla sottoscrizione di un accordo individuale, non richiesto durante lo stato di emergenza, indicando la durata, l’alternanza tra i periodi in presenza e a distanza, gli strumenti di lavoro, i tempi di disconnessione e garantendo parità di diritti e di trattamento per il lavoratore agile.
ORARIO DI LAVORO
Il lavoro agile è innovativo perché prevede che le persone non siano valutate sull’orario di lavoro, quindi con la timbratura del cartellino, ma in base all'attività svolta. La legge sullo smart working dice che la connessione non può superare l’orario massimo di lavoro, che coincide a sua volta con l’orario massimo settimanale stabilito dai contratti nazionali di categoria. È anche vero che misurare questo tempo non è sempre semplice visto che lo smart working è, per sua natura, flessibile e il lavoratore, compatibilmente con i compiti da svolgere, può spezzare l’orario in funzione delle proprie esigenze. Parte dei propri compiti spesso viene svolta dal lavoratore anche in situazione di disconnessione: per esempio, un addetto alla contabilità potrebbe compilare una relazione senza essere connesso, ma il tempo usato per svolgere questa mansione si configura comunque orario di lavoro.
TRATTAMENTO ECONOMICO
La legge dice che il lavoratore in smart working deve avere lo stesso trattamento economico e normativo dei dipendenti in presenza in azienda. Nel caso dei buoni pasto, questi non sono considerati elementi della retribuzione in senso stretto e quindi, nella pratica, alcune aziende non li riconoscono ai lavoratori agili. Lo stesso vale per l’auto aziendale. Resta aperta anche la questione degli straordinari che in smart working non sono riconosciuti. Alcune aziende hanno scelto di distribuire ogni anno quanto serviva per pagare gli straordinari sotto forma di ricompense a chi ha lavorato meglio in smart working. Il protocollo dovrebbe dare linee di indirizzo alla contrattazione aziendale anche su questa materia. L’accordo individuale di smart working disciplina l’esecuzione della prestazione lavorativa anche per quanto riguarda gli strumenti utilizzati dal lavoratore, che possono essere forniti dall’azienda, ma anche appartenere al dipendente. Con il ritorno alla normalità, la distribuzione dei costi degli strumenti di lavoro tra azienda e dipendente andrà definita negli accordi individuali. Il rischio è che eventuali compensazioni per il costo della connessione o l’uso del pc privato siano considerate fringe benefit e, quindi, tassate.
DA DOVE
Con lo smart working ogni lavoratore può operare dal luogo che desidera. Ma vanno presi in considerazione alcuni elementi: quanto è lontano questo luogo dalla sede lavorativa e se vi è la possibilità di rientrare in caso di emergenze. Definirà, inoltre, se si può lavorare dall’estero e se il luogo in cui si lavora garantisce privacy e sicurezza dei dati. Questioni ancora aperte su cui il protocollo governo-parti sociali cercherà di dare le linee di indirizzo.