Un percorso tortuoso prima del flop

20 Dicembre 2014

Dalla doppia fase preliminare a Pescara alla ricusazione del presidente Spiniello

CHIETI. Un’udienza preliminare spezzata in due fasi a Pescara e i tentativi di far saltare il banco con la ricusazione, andata in porto, dell’ex presidente della Corte d’Assise Geremia Spiniello. Il processo sulla discarica di Bussi è arrivato ieri a conclusione chiudendo il ciclo delle grandi sentenze delle inchieste pescaresi. Un verdetto arrivato a tre anni di distanza dal primo rinvio a giudizio a Pescara e a sette anni dalla scoperta della mega discarica dei veleni nel marzo 2007 da parte della Forestale. Il processo di Bussi, al contrario degli altri grandi verdetti (le sentenze per i politici Del Turco e D’Alfonso) è stato però quello dal percorso più tortuoso iniziando, a Pescara, con un doppio giro di udienze preliminari.

Nel 2011, il gup di Pescara rinvia a giudizio i 19 imputati tra ex amministratori e vertici Montedison depotenziando, però, il capo di imputazione da avvelenamento doloso ad adulterazione delle acque.

La procura di Pescara fa ricorso e ottiene di nuovo l'iscrizione del reato di avvelenamento delle acque che però è di competenza della Corte d’Assise. Il processo con rito abbreviato arriva a Chieti, ma la Montedison tenta di rallentarlo chiedendo e ottenendo la ricusazione dell’ex presidente della Corte Geremia Spiniello.

Nel frattempo, l’Istituto superiore della sanità deposita una perizia choc in cui dice: «L'acqua contaminata è stata distribuita in un vasto territorio e a circa 700 mila persone senza controllo, persino a ospedali e scuole». Nel maggio 2014, il Tar di Pescara respinge il ricorso della Montedison contro il ministero dell'Ambiente. Il dicastero nei mesi precedenti aveva diffidato l'azienda per la bonifica della megadiscarica. Nella diffida il ministero disponeva che entro 30 giorni la Montedison doveva rimuovere tutti i rifiuti.

Si arriva a dicembre e i pm Anna Rita Mantini e Giuseppe Bellelli chiedono condanne da 4 a 12 anni. Ieri, è arrivato il verdetto: assoluzione per l’avvelenamento e disastro doloso derubricato in colposo e dichiarato prescritto.

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