Un posto ad personam, ma secondo legge
La legalità può essere un facile alibi, soprattutto se a farsene scudo è un politico
di ANTONIO DE FRENZA
La legalità può essere un facile alibi, soprattutto se a farsene scudo è un politico. Se un politico vi assicura che una sua decisione ha la controfirma della legge, è sempre meglio chiedergli se ha anche quella dell’opportunità. Il presidente del Consiglio Regionale Giuseppe Di Pangrazio ha inserito nell’organico dell’ufficio di presidenza di Pescara una dipendente del ministero dell’Istruzione che per 17 anni ha svolto il suo lavoro con contratto part time a Como. La legge permette a Di Pangrazio di reclutare personale di fiducia prendendolo, tramite chiamata diretta, dagli organici della pubblica amministrazione. Fin qui siamo nel solco della legge.
Però. La signora è la moglie del vicesindaco di Avezzano, la città natale di Di Pangrazio, dove esercita il suo mestiere di sindaco il fratello del presidente del Consiglio regionale. Una stupida coincidenza, direte voi. Una bizzarra sincronia di eventi. È probabile. Ma è possibile, ci chiediamo, che il capo della sua segreteria, marsicano come lui, non lo abbia scosso e messo sull’avviso? Ed è possibile che il suo navigato portavoce, anche lui marsicano, non gli abbia tirato la giacchetta? «Presidente, sarà opportuno?» «Lei me lo ha chiesto, io l’ho accontentata», è stata la logica, piana, anche un po’ stupita, spiegazione.
Però. Quante persone normali hanno la possibilità di chiedere direttamente a un politico e, solo per aver chiesto, di ottenere risposta? Temiamo poche. Anzi, pochissime. È infatti questa un’esclusiva dei cerchi magici. I quali si differenziano dalle clientele per un solo elemento: il diametro.
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