«Un problema educativo»
Il dolore del vescovo. Lo psicologo: emozioni ad alto rischio
ROMA. Una personalità fragile, ma anche un problema educativo. Lo psicanalista e l’uomo di chiesa offrono degli elementi per cercare di capire come possa maturare un femminicidio come quello di Noemi, uccisa dal fidanzato di appena 17 anni.
«Le emozioni degli esseri umani - spiega Antonino Ferro, psicanalista della società italiana di psicanalisi - possono essere così violente da diventare ad alto rischio, talvolta ingovernabili. Talvolta ci sono dei fatti, dal distacco causato da una separazione all'abbandono, che in persone che hanno una fragilità emotiva preesistente suscitano emozioni che non sono più gestibili, in assenza di un aiuto. È così che si arriva a gesti come questo». Secondo Ferro, la giovane età non è un fattore che possa influire su gesti come questo. «Avviene a qualunque età, può succedere all'adolescente come a 70 anni. Un evento che accende una miccia, come può essere la gelosia o appunto un abbandono, porta a fatti del genere. L'età in questo caso è indifferente». A peggiorare il quadro, afferma l'esperto, è anche probabilmente l'ambiente in cui è cresciuto il ragazzo. «Ovviamente un ambiente familiare violento non aiuta, il clima emotivo ha un peso. È difficile dire però quanto abbia influito la famiglia e quanto la predisposizione personale, non c'è una formula matematica».
«In questa vicenda - avverte il vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca Vito Angiuli - si pone anche un problema educativo perché ci troviamo di fronte a dei ragazzi, dei giovani, degli adolescenti. C'è effettivamente difficoltà nella trasmissione dei valori verso di loro».

