Un rione di solidarietà «Io dico: la vita è bella»

Pensionata di via Da Vinci costretta ad assistere il figlio disabile racconta come supera le difficoltà: vicini e negozianti sono i suoi angeli custodi
PESCARA. Gli utopisti, uno su tutti Tommaso Moro, lo avevano descritto proprio come quel luogo che non c’è, quella dimensione a cui anelare, ma che è irraggiungibile. Ma per qualcuno questo posto non solo esiste, ma è vivo e vegeto. Lo ha individuato Franca Agostinone, 84 anni, la quale vive, col suo figlio disabile, Davide, di 48 anni, in via Leonardo da Vinci. E la sua Utopia l’ha piazzata, molto più prosaicamente dell’autore inglese, in un segmento di viale Bovio: quello compreso tra via Saffi e via Isonzo.
Una dimensione rara, visto il periodo di crisi economica che ancora incombe, gravata dai problemi quotidiani di ciascuno, e che obbliga ad un inevitabile ripiegamento su se stessi. Ma Agostinone e l’Eldorado del suo quartiere non hanno mollato.
Vedova da vent’anni, e da sempre donna di casa, oltre a due figli (l’altra figlia, 45 anni, vive non distante da lei, col suo compagno), ha cresciuto 18 nipoti: e la sua tranquillità non deriva da una ricchezza, visto che vive in un appartamento sì di sua proprietà, ma con la pensione sociale, a cui si aggiunge quella per l’accompagnamento per il figlio.
La sua tranquillità è dovuta, oltre evidentemente a un dna caratteriale, anche dal supporto che giorno per giorno le viene offerto non da associazioni di volontariato o enti istituzionali, ma dai vicini e dai negozianti che esercitano nella zona. Tutti si fanno in quattro per lei. E non solo per lei, ma anche per altre persone che come Agostinone vivono le difficoltà che la vita ha loro riservate. Come a dire una sorta di Big Society che il premier inglese Cameron aveva preconizzato per la sua Inghilterra nell’ultima campagna elettorale, ma che a Pescara ha preso forma in quel tratto di strada di viale Bovio.
E gli «angeli» di Agostinone, tutti sul tratto «magico» via Saffi-via Isonzo, li cita lei uno dopo l’altro, sono i titolari del negozio di frutta e verdura Aielli, Roberto Colaiocco e Fiorella, Rita Galasso, col suo locale di gastronomia, poi Antonio Terrenzio, che però da poco ha chiuso il suo negozio di alimentari, Leonardo Bevilaqua, dell’omonimo negozio sportivo, Luigi Buzzelli, il tappezziere, e ancora Lucio Tatone, della fioreria Verdiana e i titolari dell’edicola vicina al Conservatorio, Lorenzo Zalabra e la moglie Rossana. Ma c’è anche Antonietta Giorgia de Nobile, una vicina di casa, che quando è al supermercato le telefona per chiederle se dovesse aver bisogno. Insomma, è questa l’équipe della felicità per Agostinone, la società del mutuo soccorso, un falansterio alla Fourier post litteram, che all’occorrenza dà una mano all’ottantaquattrenne. Già, se Colaiocco le porta la frutta a domicilio, ma non disdegna di passare in farmacia all’occorrenza, Zalabra non le fa mancare, racconta l’anziana, «ogni giorno, direttamente a casa, una copia del Centro e un’altra della Gazzetta del sport, di cui è patito mio figlio»: Davide, infatti, per la sua passione per il calcio e, in particolare, per l’automobilismo e la Ferrari, nella sua camera tiene con cura cataste del giornale rosa meneghino. Lo stesso ha fatto sempre Terrenzio, sino a quando ha avuto il suo locale, e fa Galasso, per i generi alimentari, come pure Tatone, che ad ogni telefonata della signora si reca in farmacia. «Bevilaqua, invece», sottolinea Agostinone, «ogni volta che va in America riporta qualche regalo a mio figlio». Un idillio. «Questo quartiere non lo lascerei mai», infatti spiega Agostinone seduta nella sua cucina, mentre il figlio le chiede della gatta che di solito gironzola in cortile. E poi sciorina il suo motto, che ripete come un mantra: «Il volontariato non è di chi lo dice, ma di chi lo fa». E poi le sue osservazioni distillate in pillole, chissà forse riprese dagli scritti che continuamente mette giù, riferisce, durante il giorno, ma anche nel pieno della notte, nei casi in cui si sveglia. «Il mondo è tutto una messinscena», riflette la signora che come letture gradisce quelle dei libri di Roberto Saviano.
Autonoma in tutto e per tutto – «Una badante? E a che mi servirebbe?», si chiede retoricamente –, con le domeniche passate a fare giri di telefonate ad altri vecchietti per sapere come stanno, Agostinone non si risparmia in consigli. «La ricetta della serenità sta, a seconda delle forze di cui ognuno dispone, nel farsi le cose proprie tutte da sola. Volere è potere», filosofeggia dimenticando però Grotius, che affermava che c’è qualcosa che sfugge a qualsiasi volere, aggiungendo che diventerà vecchia, chiosa, quando sarà nonna. «A me non manca niente», conclude Agostinone nel descrivere il suo paradiso, senza dimenticare la signora Paolone: «Mi saluta sempre», dice, «è una gran signora».
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