Un superdepuratore per ripulire il mare

14 Settembre 2018

Via libera al potenziamento del sistema fognario: 9 vasche di laminazione e collettori per impedire allagamenti in caso di pioggia

PESCARA. L'operazione per la realizzazione del più grande depuratore d'Abruzzo è stata definitivamente varata e nel giro di un anno e mezzo i lavori potrebbero essere conclusi, dotando così Pescara, ma non solo, di un importante e necessario strumento per il disinquinamento ambientale del fiume Pescara e per la razionalizzazione e potenziamento del sistema fognario-depurativo. Stiamo parlando del progetto del Parco Depurativo, finanziato da 16 milioni di euro del Fondo di Sviluppo e Coesione del ministero dell'Ambiente, voluto fortemente dal governatore-senatore Luciano D'Alfonso: vicenda finita anche al centro della polemica politica con le opposizioni che sono arrivate a dubitare della reale esistenza di questi fondi.
Al varo dell'iter procedurale, l'Ersi (l'Ente regionale servizio idrico integrato) è giunta proprio martedì scorso, 11 settembre, quando ha deliberato l'immediata esecutività del provvedimento «considerata l'urgenza di procedere per la conservazione dei fondi concessi per la realizzazione dell'opera nonché, previamente ancora, per il raggiungimento dell'interesse pubblico primario del disinquinamento del mare, intimamente e direttamente connesso alla tutela del bene e della salute e dell'incolumità pubblica». Ma per arrivare a questa conclusione è stato necessario l'intervento risolutore e piuttosto incisivo, sotto tutti i punti di vista, del presidente D'Alfonso che il 16 luglio scorso aveva indetto una riunione in Regione proprio per bacchettare gli enti interessati (insieme all'Ersi anche Aca e Ato i cui dipendenti, peraltro, si erano rifiutati di lavorare per l'Ersi) per questo assurdo lassismo che stava pregiudicando l'ingente finanziamento.
«Non si può accettare», si legge nel verbale della riunione, «che a fronte di una provvista economica di 20 milioni di euro per la realizzazione del Parco Depurativo, mentre il sindaco di Pescara viene indagato per inquinamento delle acque e il settore turismo viene messo in ginocchio dall'inquinamento del mare, l'Ersi non riesce a distanza di tempo a fare il progetto delle opere in parole: risale infatti a ottobre 2017 la decisione di affidare a Ersi la redazione progettuale. E' immorale che il finanziamento di 20 milioni di euro resti improduttivo».
Una serie di intralci burocratici e non stavano infatti allungando enormemente i tempi: la decisione del Rup Alessandro Antonacci (direttore tecnico dell'Ato) di rinunciare all'incarico, ripreso subito dopo la riunione di D'Alfonso; il fatto che la dirigente Sabrina Di Giuseppe apprende soltanto nel corso della riunione con il Governatore della suddivisione del progetto del Parco Depurativo in 15 lotti o interventi e via discorrendo.
La riunione si chiude con l'ultimatum di D'Alfonso: «Le gare d'appalto dei lavori devono essere pubblicate entro settembre 2018». Cronoprogramma rispettato, quindi. Il progetto prevede fra le altre cose la realizzazione di nove vasche di laminazione di prima pioggia dislocate in punti strategici del territorio comunale di Pescara; interventi di sollevamento fognario e nuovi collettori che contribuiranno a limitare i forti disagi per i cittadini dovuti agli allagamenti della città in occasione delle piogge. Ma anche interventi a Fosso Vallelunga, la zona al confine con Francavilla per la quale il sindaco Alessandrini è finito sotto inchiesta, e nella zona di San Giovanni Teatino e Santa Teresa di Spoltore. Insomma, una serie di attività di estremo rilievo, finalizzate al disinquinamento del fiume Pescara e al potenziamento del sistema depurativo del Comune di Pescara.
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