UNA FESTA ALLA BAVARESE PER IL PONTEFICE EMERITO

16 Aprile 2017

Una semplice festa familiare per un grande compleanno. Benedetto XVI oggi compie 90 anni. Per una piacevole coincidenza nel giorno di Pasqua, che il Papa Emerito trascorrerà nella sua residenza...

Una semplice festa familiare per un grande compleanno. Benedetto XVI oggi compie 90 anni. Per una piacevole coincidenza nel giorno di Pasqua, che il Papa Emerito trascorrerà nella sua residenza vaticana circondato dai suoi affetti più cari. La festa di compleanno vera e propria si farà però domani, lunedì di Pasquetta, ma contrariamente a come nei giorni scorsi era filtrato dal Vaticano non si farà né alla Sistina, né alla basilica di San Pietro con centinaia di invitati. Avrà, invece, un tono più familiare per espressa volontà dello stesso Papa Emerito e sarà una “piacevole festa alla bavarese”. Unico diversivo, l’arrivo dalla Germania di una delegazione di Schutzen.

Pur nella semplicità, l’evento è nel suo genere storico. Basti vedere la scrivania di Joseph Ratzinger in questi giorni invasa da migliaia di messaggi di auguri arrivati da tutto il mondo. Non potrebbe essere altrimenti, perché Benedetto XVI - pur avendo abbandonato la guida della Chiesa 4 anni fa - viene universalmente considerato come uno dei più grandi pontefici della storia e il cardinale - nella sua veste di Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede - che è stato il più stretto collaboratore di S.Giovanni Paolo II, il Papa che Ratzinger fu chiamato a sostituire dopo la morte del 2 aprile 2005 col nome di Benedetto XVI.

Grande Pontefice, scrittore prolifico (i suoi libri hanno sempre scalato le classifiche dei testi più venduti), fine teologo, fin dai primi anni di insegnamento in Germania dove è nato a Marktl il 16 aprile 1927 da una modesta famiglia (papà Joseph Oloisius e mamma Maria, e due fratelli George e Maria) che, tra l’altro, è stata anche vittima del nazismo, avendo perso un cugino down in un campo di concentramento. Ma anche intellettuale dalle grandi aperture. Un solo esempio, nella prefazione al primo volume del suo “Gesù di Nazaret” (che con gli altri due successivi volumi sono considerati il suo “testamento” cristologico) scrive a sorpresa: «Questo libro non è assolutamente un atto magisteriale, ma è unicamente espressione della mia ricerca personale del “volto del Signore”. Perciò ognuno è libero di contraddirmi. Chiedo solo alle lettrici e ai lettori quell’anticipo di simpatia senza la quale non c’è alcuna comprensione». Forse nessun Papa aveva mai parlato in questi termini.

Ma anche persona mite, riflessiva sempre pronta a sfoderare all’occorrenza un coraggio quasi unico. Come nel corso degli 8 anni di pontificato durante i quali ha fatto emergere le non poche contraddizioni che covavano nella Chiesa e che aveva già ben identificato prima dell’elezione papale. Nel commento alla Via Crucis dell’aprile 2005 scritta da cardinale non a caso già denunciava «la presenza di sporcizia nella Chiesa». «L’attacco terrificante non viene dai nemici fuori, quanto dall’interno», aveva poi spiegato nel viaggio a Fatima del 2010. Una Chiesa che il Papa rinunciatario lasciò in una fase ancora difficile ed esigente, chiedendo al successore di portare a termine il suo impegno a debellare i mali che l’affliggono come l’affarismo (portato a galla dai ripetuti scandali dello Ior) il carrierismo (che si manifesta ancora nelle cordate e nelle lotte di potere) gli abusi di potere oltre che sessuali (la tragedia della pedofilia che tante lacrime aveva fatto versare a Papa Ratzinger nel percorso-calvario degli incontri con le vittime nei suoi viaggi).

Gli 8 anni di pontificato del novantenne Benedetto XVI hanno sicuramente contribuito a costruire una Chiesa più credibile e più universale, anche se c’è ancora molto da fare come ricorda il suo successore Bergoglio. E come emerge anche dalle tante pubblicazioni uscite proprio in occasione del compleanno. In particolare nel libro “Il Papa del coraggio” del vaticanista di Avvenire Mimmo Muolo (Ancora edizioni), dove nella prefazione l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, scrive che «Benedetto XVI ha posto dinanzi a noi il dramma della sua esistenza come uomo e come credente, come professore e come Papa».

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