Una mamma sconvolta: ho visto i piccoli soffrire

19 Maggio 2022

Le ore drammatiche del salvataggio dei bambini feriti tra i genitori disperati Il pianto del ragazzino che era sull’auto impazzita. Un padre: «Era un inferno»

L’AQUILA. Ventuno scalini. Per scendere nel giardino dei bimbi – un piccolo Eden di scivoli colorati, pupazzetti e sedioline che in un attimo si trasforma in un inferno – devi scenderli uno a uno. Come in un girone dantesco. Una volta sotto devi farti forza. E tanta.
il giardino degli orrori
Sul prato verde, dove fino a poco fa zampettavano felici e ignari di tutto i piccoli alunni, ora resta – maledetta – quella Passat scura che come una boccia da bowling scende dritta dritta sui bambini. Un diabolico strike. Non un ostacolo. Non un intoppo. Non una ruota, magari mezza girata per mandarla dritta sul muro invece che su questi innocenti. Non la ferma neppure una robusta ringhiera di ferro, divelta come burro. Quando, nel cortile, arrivano le maestre e le operatrici scolastiche trovano sei piccoli incastrati, chi sotto una ruota chi sul fondo chi dal lato del motore. Sangue e richieste di aiuto. «Dammi la mano, dammi la mano», dice un piccolo a un’operatrice scolastica che racconta quegli attimi terribili. «Io li ho visti coi miei occhi: uno aveva il braccio sotto all’auto, un altro non si vedeva per niente. Sono stati attimi terribili e non abbiamo potuto fare niente prima dell’arrivo dei soccorritori». Dalle case vicine sentono il botto e scappano. Un residente porta il cric della sua macchina: «Proviamo a sollevarla così». I vigili del fuoco sono lì in un attimo, con due “partenze”. Si uniscono altri colleghi liberi dal servizio tra i quali alcuni residenti a Pile come Mirko e Massimo, pure loro genitori. Sono oltre 10 i pompieri che sollevano l’auto col sistema ad aria. La scena è devastante. Sei corpicini a terra, sangue e ferite ovunque. La casa delle favole diventa, allora, la città dolente. Pianti. Grida. Genitori (nel frattempo arrivati di corsa a riprendere i figli dopo il tam-tam sui telefonini) gettati a terra per lo sconforto. Sull’erbetta tagliata di fresco di questo ospedale da campo (scena già vista 13 anni fa, tra le macerie) ci sono tante mani. E tanti corpi di adulti piegati su questi corpicini indifesi. Uno alla volta vengono stabilizzati dal personale del 118 e tirati fuori. Con una delicatezza estrema, quasi surreale.
la conta dei salvati
I primi a uscire sono vestiti uguali: sono due gemellini. Li portano via in ambulanza. Poi l’elicottero cala col verricello altri due rianimatori esperti di situazioni difficili. Il terzo a uscire da quell’inferno è un bimbo straniero: il padre quasi si stende sulla lettiga. «Ecco Gaia», si sente urlare come in un canto di liberazione. Quindi è la volta della quarta: è una bimba. L’orologio poi si ferma per un tempo indistinto. Dietro quel telone – giallo come il sole di questa giornata profanata dalla tragedia – senza sosta si danno da fare i rianimatori. Qui l’orologio sembra fermarsi per un tempo indistinto. «Forza, dai, che ti portiamo a casa». «Forza piccolo». «Dai, respira». Questi i sussurri che arrivano da lì dietro. Sono passate le 15,30 quando anche l’ultimo ferito viene portato sull’ambulanza. È Tommaso. Di lui si saprà, poco dopo, quello che nessuno avrebbe mai voluto sentire.
la lista
Mentre continuano ad arrivare gli altri genitori, i piccoli rimasti dentro escono alla spicciolata. C’è anche una lista coi nomi dei sei. «Il mio non c’è». Quando le mamme scoprono che il loro piccolo è salvo è come se lo avessero partorito una seconda volta. I genitori tengono in braccio gli scampati. Li senti dire: «Vedi quanta gente, oggi, è venuta a riprendervi? Ci sono anche i vigili del fuoco. Adesso saliamo sull’autobotte». Un gioco, insomma, per i salvati di questa drammatica giornata di scuola. Un momento delicatissimo per le maestre, che cercano di gestire al meglio la situazione, buttandola sul gioco per non far capire troppe cose di questa uscita anticipata. «La priorità», spiega un’insegnante, «è evitare che i bambini che hanno assistito alla scena restino traumatizzati». Come l’altro bambino, più grande, che era sull’auto impazzita.
«girone dantesco»
«Sembrava un girone dantesco, tra gente in lacrime e il pianto dei bimbi che ci ha fatto fermare il cuore. Intorno a noi le ambulanze e le auto delle forze dell'ordine, le sirene. Siamo corsi dentro, facendoci largo tra i soccorritori, una scena spaventosa», racconta un padre. «Una tragedia». Una mamma si avvicina: «Mia figlia si è salvata, perché stava dentro la casetta del giardino. Riposa in pace, piccolo angelo, amico della mia bambina. Preghiamo per gli altri bimbi feriti, sto piangendo come se fossero miei figli. Siete tutti nostri figli».
©RIPRODUZIONE RISERVATA