Una messa per le 29 vittime nel palasport dei soccorsi

5 Febbraio 2017

L’arcivescovo Valentinetti organizza una cerimonia a Penne per l’11 febbraio In dono ai familiari una pianta di fiori: «Simbolo di speranza per ricominciare»

PENNE. «La tragedia dell’Hotel Rigopiano ha distrutto tante famiglie ma, adesso, è l’ora di ritrovare la speranza. Quelle famiglie devono sapere che non sono sole: accanto a loro c’è anche la Chiesa». Sono passati 18 giorni dalla valanga che ha lasciato dietro di sé un bilancio di 29 morti intrappolati nell’albergo distrutto e 11 sopravvissuti. La ferita è ancora aperta ma don Valentino Iezzi, parroco della chiesa di San Gabriele a Pescara, invita le famiglie delle vittime «a guardare avanti perché la vita deve ricominciare». Ed è questo il motivo alla base della decisione di celebrare una messa in ricordo dei morti di Rigopiano, il prossimo 11 febbraio alle 19,30, nel palasport di Penne. Non un luogo scelto a caso. Proprio il palasport che, nei giorni dell’emergenza, è stato la casa dei soccorritori.

È stato l’arcivescovo Tommaso Valentinetti a ideare la celebrazione. Ed è stato sempre lui a inventare un nome che sa di speranza: «In attesa del fiore. L’Abruzzo oltre la tragedia di Rigopiano». Il dramma del resort ha messo in luce il peggio dell’Italia, che non sa prevenire una tragedia, e il meglio, con i soccorritori che hanno dato tutto in una lotta contro neve e macerie. «E il palasport è il simbolo dell’aiuto gratuito, del sacrificio per gli altri, della forza del soccorso», dice don Valentino. Il campo e gli spalti, diventati il quartier generale per la gestione dei soccorsi, per una sera saranno un luogo di raccoglimento: «Il luogo simbolo di attesa e speranza, diventerà il luogo per elaborare il dolore e per guardare anche il mistero del dolore con fede. La tragedia ha unito la comunità e, ora», dice don Valentino, «vogliamo vivere un momento di preghiera insieme anche per lanciare un messaggio di speranza alle famiglie».

Sarà una celebrazione che punterà sui simboli. E si comincerà al buio: «Il buio è il momento che, ora, attraversano le famiglie delle vittime, ma nel buio bisogna cercare una luce per proseguire il proprio cammino. Per questo», dice don Valentino, «l’arcivescovo entrerà con il cero pasquale che rappresenta il simbolo della luce. Un segno per affermare che, nell’oscurità, bisogna cercare una luce». Nel palasport saranno proiettate le immagini delle vittime e un familiare racconterà la propria testimonianza. In seguito, anche un soccorritore parlerà di quella esperienza toccante vissuta nel resort sbriciolato: scavare con le pale e calarsi in cunicoli stretti in una corsa contro il tempo nel tentativo disperato di salvare quante più vite possibile. «Valentinetti consegnerà una pianta di fiori ai familiari delle vittime e ai soccorritori come segno della vita che deve ripartire», annuncia don Valentino, «questo è il nostro modo per dimostrare vicinanza: la Chiesa è vicina e non lascia da solo nessuno in questo dolore grande». Soprattutto, sottolinea il parroco, in un momento reso ancora più difficile dalla caccia alle responsabilità: «Al di là delle colpe e delle polemiche», dice don Valentino, «la speranza non deve morire. Poi, la giustizia farà il suo corso ma a noi non interessa». ©RIPRODUZIONE RISERVATA