Una notte di scontri Città sott’assedio

3 Giugno 2017

Altri due senegalesi arrestati dopo il blitz nel ghetto di via Ariosto

MONTESILVANO. Notte di scontri nel “ghetto” di via Ariosto e un’altra giornata di grande tensione in città dopo lo sgombero che mercoledì ha messo fuori dalle abitazioni 120 senegalesi, alla fine di un blitz interforze scelto come sioluzione definitiva a 6 mesi dall’ordinanza del sindaco Francesco Maragno per problemi strutturali e igienico-sanitari. Intorno all’una di notte, una trentina di senegalesi sfrattati hanno tentato di occupare nuovamente le case, sfondando le murature agli ingressi delle palazzine. All’arrivo dei carabinieri, coordinati dal comandante Vincenzo Falce, gli occupanti si sono asserragliati scagliando oggetti contro le forze dell’ordine e rendendo necessario l’arrivo di altre forze dal comando montesilvanese della compagnia di Pescara e dalla questura. Nel corso dell’intervento, due uomini, Ibrahima Sane, 26 anni della Guinea, e Mohamed Ndaye, di 24, senegalese, sono stati arrestati. La situazione è tornata per poche ore alla normalità, ma dietro la calma apparente il fuoco ha continuato a covare sotto la cenere. Ieri sera, è stato necessario chiudere al traffico il lungomare, tra i Grandi Alberghi e via Petrarca, perché gruppi di senegalesi bloccavano le auto sulla riviera urlando slogan incomprensibili e poi riuniti in gruppi, nella zona del teatro del mare, vicino a via Ariosto, hanno bivaccato intrattenendosi anche con canti e balli . Per tutta la giornata, nelle palazzine Tillia e Viola, sono state costantemente presidiate anche da agenti della finanza. Palazzine che ora appaiono come un campo di battaglia, dove al caos si contrappone un silenzio irreale rotto dalle voci dei bagnanti sulla spiaggia che dista pochi metri. Il quartier generale dello spaccio, della merce contraffatta e del degrado sorgeva da oltre venti anni nella zona più turistica della città ed è qui che d’estate la comunità senegalese aumentava arrivando a toccare anche 350 persone stipate in 48 appartamenti. Fino a mercoledì, giorno dello sgombero, si contavano 120 extracomunitari e quel che oggi resta nel condominio parla di loro: vestiti, biciclette, valigie, materassi, mobili accatastati sui terrazzini degli appartamenti al piano terra – gli unici accessibili ora che porte e finestre sono state murate – dunque ben visibili dalla strada. Stesso caos anche nelle aree comuni dove anche gli esterni erano stati adibiti a stanze protette solo da tende. Molte cucine restano oggi in “bella vista”, con piatti, bicchieri, pentole e alcuni generi alimentari alla porta degli insetti. A vagare tra i rifiuti anche una gatta e i suoi cuccioli che hanno trovato riparo tra alcuni vestiti probabilmente destinati alla vendita. Quel che resta nel “ghetto”, parla anche del commercio di merce contraffatta. Scarpe da tennis, felpe, borse e decine di cd spaccati sono rimasti a terra, tra la mole dei rifiuti che ora dovrà essere smaltita. «Se non andranno via nei prossimi giorni cambieremo zona e chiederemo indietro i soldi dell’ombrellone», sbotta una coppia. «Hanno fatto bene a cacciarli», dice un pensionato in bicicletta, «ma ora dovrebbero abbattere le palazzine e creare un grande parco. Del resto i proprietari degli appartamenti non meritano di avere indietro le loro case visto che è soprattutto colpa loro se sono ridotte così».
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