Una palestra per la boxe ha salvato tanti giovani

PESCARA. Chi prova a gettare acqua sul fuoco è Guido Di Rocco, esponente di una delle famiglie più radicate nel territorio del quartiere 3. «Non è corretto puntare il dito solo su Rancitelli»,...
PESCARA. Chi prova a gettare acqua sul fuoco è Guido Di Rocco, esponente di una delle famiglie più radicate nel territorio del quartiere 3. «Non è corretto puntare il dito solo su Rancitelli», esordisce in risposta al polverone che in questi giorni ha avvolto il quartiere, dopo la rissa. «Queste sono cose che accadono ovunque. Non dico che la delinquenza non c’è, ma in quelle zone ci sono anche tante persone che vivono onestamente, senza fare notizia. È per loro che uso queste parole».
E dice la sua anche sulla rissa di domenica, sulla quale le indagini della squadra mobile si sono appena concluse con la trasmissione degli atti alla procura della Repubblica. «Evidentemente», commenta, «qualcuno aveva bevuto un bicchiere di troppo e gli animi si sono accesi, ma poteva accadere ovunque». Di Rocco, insieme al figlio Moreno, ha aperto da qualche tempo una palestra dove cerca di radunare i ragazzi del quartiere per allontanarli dalla malavita: «Nel nostro piccolo vogliamo provare ad offrire ai giovani che abitano in zona un futuro migliore. Credo che lo sport possa essere la più valida alternativa, unita ad un maggior controllo del territorio da parte delle autorità competenti». Quindi lancia l’arringa difensiva: «Non c’è uniformità di giudizio. Negli ultimi anni ci sono stati tanti episodi di criminalità a Pescara, ma appena è accaduto a Rancitelli si è scatenato il putiferio». Proprio con riferimento alla zuffa di domenica sera, si attendono le determinazioni del sostituto procuratore Anna Benigni. (a.d.s.)

