Una persona su quattro è diventata bisognosa

In un anno, impennata delle tessere richieste all’Emporio della solidarietà De Dominicis, direttore della Caritas: «Basta contributi, bisogna dare lavoro»
PESCARA. La morsa si allenta. Sul fronte sanitario, il Covid fa un po’ meno paura. Ma gli effetti della pandemia sulle famiglie sono ancora pesanti, soffocanti. Lo sa bene la Caritas diocesana che parla dei nuovi poveri, stimandoli in «una persona su quattro», in linea con il dato nazionale, e registra un’impennata delle tessere rilasciate alle famiglie per gli approvvigionamenti di viveri ed altro all’Emporio della solidarietà di Pescara e Montesilvano che nel 2020 sono state 1.170, «quattro volte di più rispetto al 2019», dicono il direttore della Caritas Corrado De Dominicis e Giannicola D’Angelo, responsabile dell’Osservatorio diocesano povertà e risorse scattando un’istantanea del disagio.
Sono dati che parlano chiaro, che raccontano della necessità di interventi concreti che «vadano veramente a sostenere le famiglie», dice De Dominicis. «L’ideale sarebbe creare le condizioni per l’occupazione, per assicurare un reddito a chi non ce l’ha, perché con lo sblocco dei licenziamenti e la fine dei ristori non sappiamo cosa accadrà. Le persone hanno assolutamente voglia di lavorare, non vogliono contributi a fondo perduto». Per la Caritas c’è «la necessità di sedersi attorno a un tavolo e di programmare le forme di aiuto da far arrivare alle famiglie» considerato che tra le situazioni da affrontare con urgenza c’è «la povertà educativa emersa prepotentemente con il Covid» e rilevata dalla Caritas attraverso il progetto Ribes (Risorse integrate per bisogni educativi speciali). Sono aumentate le richieste di aiuto, nell’ambito di questo progetto, «sia per gli strumenti necessari a seguire la Dad sia per beneficiare di un accompagnamento allo studio» perché non tutte le famiglie, durante la pandemia, hanno avuto la possibilità di aiutare i ragazzi a seguire le lezioni e fare i compiti, specie nei contesti più disagiati. La Caritas fa il possibile, attraverso il servizio garantito con la mensa, il centro di ascolto di via Monti e poi l’attività delle parrocchie, oltre all’Emporio della solidarietà di Pescara, Montesilvano e Penne.
«Alcune persone che mai avrebbero pensato di rivolgersi alla Caritas ci hanno chiesto aiuto. Noi, con la Rete di Pronto intervento sociale, provvediamo al pagamento delle utenze e delle spese mediche, aiutiamo a pagare gli affitti arretrati e diamo indicazioni per accedere agli aiuti messi a disposizione dal governo, come il reddito di emergenza e di cittadinanza, oltre ad indirizzare ai servizi sul territorio o ai tirocini chi è interessato alla ricerca di lavoro» e in questo momento «sta ripartendo la ricerca di personale nel settore turistico». Tra i casi emblematici trattati nei mesi scorsi ci sono quelli delle persone «senza tutele, lavoratori in nero o stagionali che non hanno neppure beneficiato degli aiuti. Oppure le persone che hanno ricevuto la cassa integrazione in ritardo e hanno fatto i debiti per sopravvivere». Per De Dominicis e D’Angelo va colta la grande opportunità dei «fondi che si riverseranno sui territori. Non deve accadere che non vengano spesi, bisogna concertare il da farsi. E non dobbiamo farci trovare impreparati».
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