Una settimana per il tampone, famiglia si chiude in casa

PESCARA. «Per una settimana, nonostante la quasi certezza che nostra figlia avesse il Covid, siamo stati dei fantasmi. Invisibili a tutti. Nessuno ci ha detto nulla. In autonomia, per il senso di...
PESCARA. «Per una settimana, nonostante la quasi certezza che nostra figlia avesse il Covid, siamo stati dei fantasmi. Invisibili a tutti. Nessuno ci ha detto nulla. In autonomia, per il senso di responsabilità che abbiamo, ci siamo messi in quarantena. Non siamo andati a lavorare e non abbiamo mandato l'altra nostra figlia a scuola. Ieri, dopo appunto una settimana, siamo finalmente riusciti a conoscere l'esito del tampone della nostra bambina di 9 anni. Tampone positivo ed è scattato il protocollo». La denuncia arriva da una coppia di 50enni pescaresi. «Per giorni», raccontano, «abbiamo vissuto nell'angoscia. Tutto è iniziato quando un caro amico ci ha contattato per informarci che da un test rapido era risultato positivo. Quindi, in famiglia ci siamo recati a fare i tamponi in farmacia e quello di nostra figlia più piccola è risultato dubbio, anche se con buona probabilità che fosse positivo. L'abbiamo comunicato al pediatra e alla scuola, che ha subito fatto scattare la procedura. Venerdì 12 la bimba ha fatto il tampone in ospedale. Sino a lunedì, nulla. Da nessuno abbiamo ricevuto notizie. Noi intanto ci eravamo messi in “auto quarantena”. Lunedì ci siamo attivati e siamo riusciti a sapere che il tampone era ancora dubbio e, pertanto, da ripetere. Allo stesso addetto della Asl che ci ha risposto abbiamo chiesto di prenotarne un altro. La ripetizione del tampone è stata fissata a martedì. Sino a ieri, sull'esito niente. Per giorni, volendo, noi saremmo stati liberi di andarcene in giro e a lavoro. Poi, esasperati, per vie traverse siamo riusciti a conoscere l'esito. Ossia: tampone positivo così come si sospettava. Subito dopo, siamo stati contattati per il tracciamento», concludono i due ricostruendo i fatti di cui sono stati protagonisti (a.d.f.)

