Una speranza per lo sfrattato con tre figli
Comune e Ater promettono aiuti all’uomo che ha minacciato di darsi fuoco: dilazioneremo i debiti
PESCARA. Il Comune e l'Ater rispondono al grido di allarme lanciato da Antonio Di Francesco e Annarita Mendolicchio, la coppia che vive in via Maestri del lavoro, al civico 79, e non sa più come andare avanti, considerato che i coniugi sono entrambi senza lavoro, con una marea di bollette da pagare, uno sfratto annunciato dall’Ater e, soprattutto, tre figlie da mantenere.
I due sono disperati e il capofamiglia ha perfino pensato di fare un gesto estremo, cioè di darsi fuoco, se le cose non si risolveranno sul fronte lavorativo. Dopo la richiesta di aiuto si sono fatti avanti l'assessore comunale alle Politiche sociali, Giuliano Diodati, e il commissario dell'Ater, Paolo Costanzi.
Diodati spiega che il caso è «noto a Palazzo di città», anche se l’attuale amministrazione non si è mai occupata di questa famiglia. Gli assistenti sociali, spiega infatti l’assessore, «hanno seguito la coppia fino al 2013, sia riconoscendo un sostegno economico sia intercedendo con l’Ater per ottenere un piano sostenibile di rientro dalla morosità» per gli affitti non pagati. L’assessore invita la coppia «a tornare nei nostri uffici per verificare la situazione e vedere che tipo di intervento è possibile portare avanti alla luce delle condizioni maturate dal 2013 a oggi. Tutto ciò siamo nelle condizioni di fare lo faremo», dice sempre Diodati, ma va anche detto che «a causa delle tante richieste di assistenza che riceviamo possiamo intervenire solo in quei casi che la legge ci autorizza a trattare». Questo vuol dire che devono ricorrore «particolari condizioni, da verificare caso per caso». Diodati mette in evidenza che «il Comune può solo assicurare un sussidio o un contributo per pagare le bollette o intercedere con gli altri enti, come è stato fatto per questa coppia in passato» mentre non ha la possibilità di trovare un lavoro.
Anche l'Ater fa sapere di essere pronta ad accogliere la coppia. «Troveremo», dice Costanzi, «un modo per rendere più sostenibile il piano di rientro», per saldare il debito di 3.000 euro della famiglia. «Cercheremo di evitare lo sfratto, individuando con i coniugi Di Francesco una possibile soluzione, ma l'Ater ha il dovere di incassare, e su questo punto non si può soprassedere».
Di Francesco e Mendolicchio ricordano che in passato il contributo «effettivo» del Comune è stato davvero «minimo, di qualche decina di euro, per alleggerire il peso delle bollette e, sempre grazie al Comune, ci è stato ridotto il debito accumulato con l’Ater». Poi ribadiscono le difficoltà quotidiane: «Senza un lavoro non siamo in grado di pagare niente, andiamo avanti con l'aiuto dei vicini e di qualche commerciante. Vorremmo gridare la nostra disperazione in tv, nel salotto di Barbara D'Urso».
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