Unità di crisi per aziende in bilico

18 Settembre 2019

La Cisl: in Abruzzo cento vertenze che interessano 25mila lavoratori

PESCARA . In Abruzzo più di 100 aziende piccole e grandi, alle quali corrispondono circa 25mila lavoratori, sono interessate da processi di ristrutturazione «che potevano essere scongiurati con azioni e interventi preventivi, tempestivi e mirati».
Ne è convinta la Cisl, che propone al governo regionale l’istituzione di un’unità specifica per la gestione delle crisi aziendali, che sia in grado di intercettare velocemente le situazioni di difficoltà e fare rete tra enti regionali e nazionali e i “portatori d’interesse” del territorio; un organismo in grado analizzare lo stato reale delle imprese, il loro indebitamento, le loro debolezze e i meccanismi che hanno prodotto la crisi. «La Regione, le organizzazioni sindacali, le associazioni datoriali, Abruzzo Sviluppo, Fira, Ministero del Lavoro», suggerisce Riccardo Gentile, segretario generale aggiunto della Cisl Abruzzo Molise con delega alle politiche industriali, «assieme a chi chiederà di farne parte, devono attivarsi per prevenire le crisi, affinché le stesse diventino reversibili, e garantire la continuità aziendale. Non dobbiamo limitarci a denunciare la chiusura delle aziende e la perdita di migliaia posti di lavoro».
Gli obiettivi dell’ unità di crisi, spiega la Cisl, sono quelli di ridurre al minimo i rischi (in base al principio del prevedere per prevenire) e di gestire le situazioni di crisi (pianificare per tutelare). «È necessario investire nelle diverse fasi della gestione delle vertenze: valutazione preliminare dei casi di crisi aziendale», si legge in una nota, «gestione del confronto, ricerca di soluzioni e attivazione di strumenti e strategie utili per le scelte operative nella salvaguardia del tessuto sociale ed economico del territorio», continua Gentile.
Dagli ultimi dati, pubblicati dall’Istat, è emerso che in Abruzzo il settore dell’industria, nei primi sei mesi del 2019 rispetto a quelli del 2018, ha subito segnali di frenata registrando una diminuzione del numero degli occupati (-13 mila). La maggior perdita di mano d’opera si è avuta nell’industria in senso stretto (- 10 mila) mentre nelle costruzioni c’è stato un calo di 3 mila lavoratori. A ciò si aggiunge un aumento, pari al 60%, delle ore autorizzate dall’Inps di cassa integrazione straordinaria. Solo il valore dei prodotti esportati all’estero, nonostante un lieve rallentamento nei primi mesi di quest’anno, ha superato del 7,8% i dati pre-crisi.
«Il tasso di disoccupazione rimane alto: 10,8%. In generale», osserva Gentile, «si è assistito, da gennaio a giugno 2019, anche a una contrazione delle forze lavoro: 551 mila contro le 567.00 dello stesso periodo dell’anno precedente. Una risposta rapida, incisiva ed efficace, alle problematicità economiche e occupazionali, può arrivare solo da un percorso di trasformazione del modello economico e sociale del territorio regionale. Le istituzioni possono attivare strumenti di prevenzione e contrasto alle crisi e adottare politiche per rafforzare e sostenere il territorio in continuo e veloce cambiamento, impegnando più risorse professionali ed economiche attraverso fondi nazionali ed europei», conclude Gentile. (c.s.)