Uno Squalo indimenticabile

9 Maggio 2016

Ecco perché la Citroën Ds non è solo un’auto

di LUIGI SPINOSI

È. solo un’auto. Una frase che può sembrare sensata. È un oggetto. Eppure dietro a certe “cose” ci sono storie che meritano di essere raccontate, e le auto non fanno eccezione. Qui parliamo di veicoli che hanno rivoluzionato la storia dell’automobile, o che sono diventati fenomeni di costume, di storie e di uomini dietro quel “mucchio di metallo” ve ne sono molte e anche parecchio interessanti.

La Citroen Ds è sicuramente un’auto rivoluzionaria e di storie da raccontare ne ha a bizzeffe. Ed è quello che tre appassionati hanno fatto nel primo libro italiano dedicato allo Squalo (come veniva comunemente chiamata l’ammiraglia francese): “Citroen Ds, une histoire d’amour”, pubblicato da Edizioni Medicea e scritto da Maurizio Marini, Ilaria Paci e Fabrizio Consonni. Un momento non casuale: è vero che l’anniversario ufficiale è stato celebrato lo scorso ottobre, per i 60 anni dal debutto della Ds al salone dell’auto di Parigi, ma per le strade del mondo ha cominciato a viaggiare nel 1956. Il vero sessantesimo anniversario, insomma, è proprio nel 2016. E questa storia merita di essere raccontata partendo proprio dal 1956, con uno dei tanti episodi portati alla luce dai tre autori, che hanno anche incontrato alcuni dei protagonisti di questa storia. Uno di loro è senza dubbio Gerard Vion, per molti anni direttore di Citroen Italia, ma all’epoca uno dei responsabili del progetto Ds: «Per intenderci - spiega Maurizio Marini – era l’uomo che la notte prima dell’apertura del salone dell’auto di Parigi in cui sarebbe stata presentata la Ds dormì sul telone che ricopriva la macchina, per impedire che qualcuno potesse rimuoverlo per fotografarla di nascosto. Avevano infatti ceduto l’esclusiva a un giornale, che sarebbe dovuto uscire con le immagini il giorno stesso della sua presentazione. Ma poiché il diavolo ci mette lo zampino fu un sacrificio inutile perché proprio il giorno prima ci fu uno sciopero dei poligrafici e quel giornale non uscì».

Ma l’episodio più curioso che vide sempre Vion protagonista avvenne qualche mese dopo: «L’auto cominciò a essere venduta nel 1956 – continua Marini – ma la lista d’attesa era lunghissima. Basti pensare che solo nei tre giorni di salone di Parigi ne furono ordinate 80.000. Citroen decise di dare la priorità di vendita a personaggi famosi, uomini di spettacolo e così via, per ovvi motivi promozionali, ma con una clausola: chi l’acquistava si impegnava a non rivenderla per 6 mesi. Il motivo? Soprattutto uno: le innovazioni contenute erano talmente numerose che per molte doveva essere completata la pratica del brevetto, e si voleva impedire che altre case automobilistiche ci mettessero le mani. Solo che un giorno Vion riceve una chiamata da Pierre Bercot (uomo ai vertici di Citroen ndr): una Ds era stata vista in un’officina Renault».

Scattò un’operazione di intelligence. Intanto si risalì all’origine della vettura: una celebre stilista parigina che stava attraversando un momento di necessità economica e che aveva venduto la sua Ds alla Renault per una cifra pari a quasi 10 volte il prezzo che aveva pagato lei. L’ordine di Bercot fu categorico: recuperate l’auto. Come? «Questo è un problema vostro – continua il racconto - si sentì rispondere Vion. Allora scattò un pedinamento: ogni sera l’auto veniva usata dai responsabili, marito e moglie, di quell’officina per tornare a casa. Tutti i loro movimenti vennero registrati e si notò che ogni mattina si fermavano nello stesso locale a fare colazione. Allora venne ideato il piano. Fu pagato il barista affinché intrattenesse per più tempo la coppia, mentre con diversi mazzi di chiavi Vion e i suoi uomini non riuscirono a entrare e a mettere in moto l’auto. Una volta rubata fu portata in un parcheggio silos di Parigi e posteggiata all’ultimo piano. Ma si trattava di un’auto rubata, e poi, ormai, le pratiche per i brevetti erano fatte. Allora fu deciso di restituirla alla Renault. Ma in modo originale: con un secchio di vernice rossa fu scritto sui finestrini “Auto perduta dalla Renault, per favore chiamate questo numero” (ossia quello dell’officina a cui era stata sottratta). Una restituzione che, grazie a una “casuale” telefonata all’Associated Press non passò certo inosservata».

Altri tempi, altre storie e anche altri uomini, come quelli che per 17 anni (il progetto Vgd, in codice) avevano lavorato a questo gioiello, pensato nel 1938, presentato nel 1955 e chiuso nel 1975. Eppure, ancor oggi, sembra piovuto dal futuro, come ebbe a definirlo il saggista Roland Barthes.

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