Urban, addio a 42 anni La movida pescarese perde la sua “voce”

15 Maggio 2020

Il popolo della notte in lutto per la scomparsa del vocalist Simone era figlio di Giovanni, ex calciatore di Genoa e Samb

PESCARA. Amava farsi fotografare accanto a bellissime donne e adorava tenere in mano il microfono per intrattenere le folle della movida. Jambo, Penelope, Cutty Sark, Megà, La Fabbrica, Nettuno, Les Paillotes, Tai beach, i locali della costa non avevano segreti per Simone Urban, la “voce” delle notti pescaresi che si è spenta mercoledì all'ospedale Mazzoni di Ascoli Piceno dove era ricoverato per complicanze legate ad una malattia contro cui combatteva da troppo tempo. Aveva 42 anni ed era figlio dell'ex attaccante della Sambenedettese e calciatore del Genoa e Cesena in serie A, Giovanni Urban. Tutti conoscevano Simone Urban che si materializzava a tarda sera nei locali della città, dopo aver macinato chilometri dalla sua San Benedetto, e la festa poteva cominciare. Educato, dolce, umile, rispettoso, simpatico, sorridente, buono, bello, così descrive chi è stato accanto al vocalist che non ha mai trasformato in lavoro la sua passione. Talmente importante, però, da dichiararsi laureato alla “facoltà di Scienze della vita notturna e della discoteca”, come egli stesso ha scritto sul profilo Fb. “Urban”, per tutti, era un self made dell'immagine che approcciava le folle con carismatica semplicità. I social esplodono di parole di affetto e foto che lo ritraggono in compagnia di persone più o meno note. Aveva conquistato anche il dj di fama Claudio Coccoluto, ma la sua carriera di enterteiner è iniziata al fianco dell'altrettanto conosciuto dj pescarese Alex Anconitano, che oggi vive a Tenerife: «Ti ricorderanno con quell'amatissimo microfono, insieme alle innumerevoli amiche che ti adoravano perché tu eri così, il Simone che si faceva ore di macchina per raggiungere un qualsiasi evento dove c’era una gran festa e grande musica. Non ti dimenticheremo, lo prometto». Andrea Nuccitelli, organizzatore di eventi, fondatore del gruppo “Pazza idea” di cui faceva parte Urban, lo descrive come «una icona, sempre con quel microfono in mano, gli piaceva dominare la scena ma sempre low profile, si circondava di bellissime ragazze con le quali faceva colazione all'alba, amava il bello, la buona musica. Lo aiutava la dialettica, mista a una profonda umiltà che lo rendeva, a suo modo, personaggio ricercato e coccolato». «Arrivava con la sua Cinquecento», rimembra Leo Sfamurri, titolare del bistrot Il Chiodo Fisso a Pescara vecchia, «girava da un locale all'altro tutta la notte, sempre gentile e sorridente. Entrava, beveva coca cola o un succo di frutta e poi catturava la scena». Al Jambo incontrava Luigi Azzaro, fondatore della Daga security: «Era una bravissima persona, sempre molto disponibile e simpatico. Sono davvero dispiaciuto». Ezio Tucci, titolare del lido Il Moro: «Un ragazzo a cui tutti volevano bene. Veniva spesso a trovarci, prendevamo un caffè insieme, quattro chiacchiere, poi correva dai suoi amici sotto le palme». La cerimonia funebre, a cui sono ammessi sono i familiari più stretti come vogliono le normative ai tempi del coronavirus, si terrà oggi nel cimitero di San Benedetto del Tronto dove Simone viveva con i suoi cari.
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