Uscite illegali? Auto a rischio sequestro

23 Marzo 2020

Non solo denuncia o multa, una circolare di Parma alle forze dell’ordine può essere d’esempio anche in Abruzzo

PESCARA. Le normative per frenare le immotivate uscite da casa sono sempre più stringenti. Eppure sono ancora troppi i trasgressori, stando ai numeri del Viminale, nonostante controlli capillari e miglia di denunce. Per mettere un argine al fenomeno arriva un “suggerimento” dalla Procura di Parma, in un’apposita circolare alle forze dell’ordine: l’automobilista che se ne va in giro senza una motivata ragione – l’uscita va sempre accompagnata dall’apposita autocertificazione – rischia il sequestro del mezzo. Misura aggiuntiva rispetto alla denuncia penale per inosservanza a ordini delle autorità (articolo 650), con il carcere fino a 3 mesi e una multa fino a 206 euro.
Queste indicazioni sono contenute in una direttiva firmata il 16 marzo dal procuratore capo di Parma, Alfonso D’Avino, e rientrano nelle specifiche azioni di contrasto al coronavirus. Sono disposizioni che interpretano aspetti ritenuti poco chiari e indicano come organizzare il lavoro delle forze dell’ordine. Danno quindi un’idea di come si può comportare un ufficio giudiziario di fronte a certe questioni e potrebbe essere utile anche per le Procure abruzzesi.
La direttiva di Parma è articolata: analizza in 15 pagine i vari aspetti dei Dpcm sulle limitazioni alle aperture di attività e alla mobilità personale. Uno dei punti chiave è quello che dispone il sequestro preventivo del veicolo per chi viene trovato in strada fuori dal suo Comune senza «comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute».
Per arrivare a questo, si riassume la giurisprudenza della Cassazione sul fondamento del sequestro preventivo (che serve per evitare che il reato si ripeta): la cosa da sequestrare deve essere pertinenziale al reato, cioè deve essere uno strumento essenziale per commetterlo.
E, secondo la Procura di Parma, un veicolo a motore si rivela essenziale per andare fuori dalla propria città. Ma poi, per non gravare sulle casse dello Stato, la Procura dispone che il veicolo sequestrato venga affidato non a un magazzino ma in custodia allo stesso conducente. Che ovviamente non potrà più usarlo: se a un controllo a casa dell’interessato il mezzo non venisse trovato, scatterebbe una denuncia per sottrazione di cose sottoposte a sequestro (reclusione da sei mesi a tre anni e multa da 51 a 516 euro, che diventano reclusione da tre mesi a due anni e multa da 30 a 309 euro se il reato è commesso dal proprietario). Il sequestro preventivo andrebbe comunque vagliato dal gip, che potrebbe anche non convalidarlo. Sotto questo aspetto, potrebbe essere più incisivo un sequestro probatorio, cioè con lo scopo di conservare la prova del reato. In questo caso, non si passerebbe dal gip del tribunale. E sarebbe direttamente il pm a disporre la restituzione del veicolo alla fine dell’emergenza. (r.rs.)
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