Uso mascherine: per ora niente stop in Abruzzo

22 Giugno 2020

Ma gli stadi vanno verso la riapertura ai tifosi: entra un terzo della capienza

PESCARA. Per ora resta l’obbligo di indossare la mascherina anche negli spazi aperti, laddove non è possibile mantenere distanze sociali, per esempio in spiaggia, in una piazza, in un parco pubblico. La Regione Abruzzo non darà alcuno stop, seguendo quelle che sono le principali linee guida a livello nazionale. Si sta invece lavorando per la riapertura dei palazzetti dello sport e degli stadi (lo sguardo è rivolto in particolare all’Adriatico-Cornacchia di Pescara), ma con capienza ridotta di un terzo e una serie di accurate prescrizioni per l’ingresso in sicurezza dei tifosi.
LE MASCHERINE. In base all’attuale normativa, le mascherine restano obbligatorie sull’intero territorio nazionale nei luoghi chiusi accessibili al pubblico, inclusi i mezzi di trasporto e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza (anche sul luogo di lavoro). Non sono soggetti all’obbligo i bambini al di sotto dei sei anni, nonché i soggetti con forme di disabilità non compatibili con l’uso continuativo della mascherina e i soggetti che interagiscono con loro.
Rimane l’obbligo anche sulle auto quando si trasportano persone con le quali non si convive, rispettando le stesse regole antiassembramento previste dall’allegato 15 al Dpcm del 17 maggio scorso. Quindi occorre che: davanti sia seduto solo il guidatore; sulla fila posteriore possono sedersi due passeggeri al massimo, ammesso che la fila sia da tre posti e non da soli due (in pratica, il posto centrale va lasciato vuoto per distanziarsi). Se dietro c’è una sola persona, deve sedersi dal lato opposto a quello del guidatore, in modo da distanziarsene il più possibile. L’obbligo rimane poi in tutti i luoghi al chiuso aperti al pubblico – dai supermercati ai musei – e anche quando si arriva in uno stabilimento balnerare. Di recente la Regione Abruzzo ha regolamentato l’utilizzo della mascherina dopo il via libera alle attività mediche ambulatoriali e alle cure domiciliari.
IL CASO L’AQUILA. Fa eccezione la città capoluogo d’Abruzzo dove il sindaco Pierluigi Biondi ha disposto che i cittadini indossino la mascherina a partire dalle 19, in particolare nelle strade e nelle piazze della movida in cui è maggiore la possibilità di assembramenti.
D’AMARIO: CONTAGIO BASSO. «La mascherina è raccomandata in tutte le occasioni in cui non è possibile mantenere il distanziamento, quindi anche in spazi all’aperto», sottolinea Claudio D’Amario, direttore del Dipartimento sanità della Regione, «valuteremo in settimana se riallineare, quindi apportare modifiche, a qualche ordinanza, anche solo con una semplice circolare. Il contesto epidemiologico cambia e in base al report settimanale decideremo: da noi il rischio contagio resta basso».
GLI STADI RIAPERTI. Su mandato del presidente Marco Marsilio, l’assessore alle Attività produttive e al Turismo, Mauro Febbo, sta lavorando alla messa a punto di un progetto per la riapertura degli stadi.
L’input è arrivato sabato a Castel di Sangro, nel corso del sopralluogo che il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, ha avuto con il sindaco Angelo Caruso, il presidente della Figc, Gabriele Gravina, e gli esponenti dell’esecutivo regionale (ci sono ottime possibilità che la squadra partenopea vada in ritiro nell’Alto Sangro).
«Il presidente Marsilio mi ha chiesto di lavorare a una proposta progettuale per consentire la riapertura degli stadi in Abruzzo», rivela l’assessore Febbo, «d’altronde hanno riaperto cinema e teatri, c’è la possibilità di svolgere concerti a numero limitato, e non vediamo qual è l’ostacolo alla riapertura degli stadi. Ne ho parlato con il direttore del Dipartimento abruzzese di sanità, il dottor Claudio D’Amario, e a mia volta gli ho chiesto di lavorare all’elaborazione di un protocollo. Delle idee già ci sono, pensiamo per esempio allo stadio di Pescara: lo stadio può contenere poco più di 20mila spettatori, si potrebbe ipotizzare l’utilizzo di un terzo della capienza, prevedendo un distanziamento tra un seggiolino e un altro e lasciando libere una o due file sia davanti che dietro. Inoltre, le società, attraverso steward qualificati, garantirebbero l’adeguato controllo delle distanze. Con un’apposita ordinanza potremmo introdurre l’obbligatorietà delle mascherine per gli spettatori e misure specifiche per evitare assembramenti agli ingressi. Nel rispetto delle regole, e sempre con prudenza, anche questa macchina deve ripartire. Stesso discorso che faremo per i palazzetti dello sport. Siamo stati una regione capofila in molte ripartenze», conclude Febbo, «lo saremo anche per gli stadi».
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